BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 6 | SCHEDA 3
La tradizione letteraria del buddhismo tibetano comprende un’ampia varietà di scritture antiche, sutra mahāyāna successivi, testi tantrici, guide pratiche e rituali, autobiografie e commenti.
Tra l’VIII e il XIV secolo, gli studiosi tibetani tradussero in tibetano una serie incredibilmente ampia di testi buddhisti indiani. La decisione di creare questa raccolta si rivelò quasi miracolosamente preveggente, poiché nel XII secolo molti testi buddhisti andarono perduti quando gli eserciti invasori distrussero i templi buddhisti e le università monastiche in India. In effetti, molte opere del buddhismo mahāyāna, originariamente composte in sanscrito, sopravvivono solo in traduzione tibetana.
Forse le opere più importanti sono i testi scritturali buddhisti chiamati Kangyur e i commentari e i trattati conosciuti come il Tengyur. Il Kangyur («Parola tradotta») è composto da circa 1.169 testi attribuiti al Buddha stesso, i cui testi originali sono stati scritti quasi tutti in sanscrito. Il Tengyur («Trattati tradotti») è composto da oltre 4.000 commenti e trattati di maestri buddhisti, e anche in questo caso la stragrande maggioranza dei testi originali è stata scritta in sanscrito.
Oltre a questi testi canonici, i maestri tibetani scrissero importanti commenti ai sutra e ai tantra, nonché opere che descrivevano le pratiche buddhiste sia per i monaci sia per i laici. Tra i più noti ci sono i terma (testi del tesoro) attribuiti a Padmasambhava (Guru Rinpoche), il maestro dell’Asia meridionale dell’VIII secolo che contribuì a portare il buddhismo sull’Himalaya. I buddhisti tibetani credono che Padmasambhava abbia nascosto questi testi perché i futuri maestri, chiamati tertön, li trovassero al momento giusto.
Il Bardo Thodol, o Libro della liberazione attraverso l’ascolto nel Bardo, spesso conosciuto con il titolo errato di Libro tibetano dei morti, è il testo del tesoro più famoso. Guida all’esperienza della morte e della rinascita, fu trovato e pubblicato dal tertön Karma Lingpa (1326-1386).
Un’altra opera importante è La lampada per il sentiero dell’illuminazione, del grande studioso indiano Atiśa (982-1054). Si tratta della fonte della letteratura buddhista tibetana del lamrim (fasi del sentiero), che lega insieme i vari fili dell’insegnamento buddhista trasportato in Tibet. Sulla base del testo di Atiśa è stato redatto il Grande trattato sulle fasi del cammino verso l’illuminazione (Lamrin Chenmo) di Tsongkhapa (1357-1419), un’ampia raccolta di istruzioni orali che presentano un programma completo per la trasformazione spirituale.
La Via del Bodhisattva del maestro buddhista indiano Shantideva (685-763), tradotta in tibetano nel IX secolo, è la guida autorevole al sentiero del bodhisattva. Le 37 pratiche di un Bodhisattva di Gyelsay Togmay Sangpo (1295-1369) descrivono un percorso di amore e compassione scevro da ogni timore, accessibile sia ai monaci sia ai laici.
Le Otto strofe della trasformazione del pensiero di Langri Thangpa (1054-1123) e L’addestramento della mente in sette punti di Chekawa Yeshe Dorje (1101-1175) sono due brevi capolavori su come trasformare la nostra vita allenando la mente all’amore e alla compassione.
La vita di Milarepa e I centomila canti di Milarepa di Tsangnyon Heruka (1452-1507) seguono la singolare storia di Milarepa (1040-1123), il cui viaggio dalla ricchezza alla povertà, magia nera, all’omicidio e infine al sentiero buddhista e all’illuminazione, dimostra il potere redentivo del dharma.
È all’opera un ambizioso progetto che mira a tradurre l’intero canone tibetano in inglese nei prossimi 100 anni.
LIVELLO 2 | MODULO 6
Dopo che il buddhismo arrivò in Tibet dall’India nel VII secolo, le pratiche buddhiste indiane si combinarono con le pratiche vajrayāna fino a creare una religione distinta.
Le numerose scuole del buddhismo tibetano sono spesso divise in due gruppi principali: Nyingma (scuole più antiche) e Sarma (scuole più recenti).
Tra i molti testi del buddhismo tibetano, il Bardo Thodol (spesso tradotto erroneamente come Il libro tibetano dei morti) è il più noto.
Da Padmasambhava a Sua Santità il XIV Dalai Lama, questi importanti maestri hanno plasmato e preservato il buddhismo tibetano.
Spesso confuso con il sesso in Occidente, il tantra cerca di sfruttare un’ampia varietà di esperienze e di energie mentali e fisiche da utilizzare sul percorso verso l’illuminazione.
Il buddhismo tibetano si rivolge al ritiro e ne abbraccia la pratica quale mezzo per allontanarsi dalla vita quotidiana e potersi interamente dedicare all’attività religiosa.
La religione è praticata non solo in Tibet, ma anche in tutta la regione himalayana e in tutto il mondo.
Tre disposizioni d’animo che cooperano per nutrire uno stato di umiltà e di gioia.
La risposta breve è: no. Molti insegnanti tibetani contemporanei utilizzano testi ibridi di pratica che includono la scrittura tibetana originale e le traduzioni.
Molte delle figure presenti nell’arte e nei templi tibetani sono in realtà buddha e bodhisattva che appaiono in forma pacifica, semiseria o iraconda.
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