BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 3 | SCHEDA 8
In gran parte del mondo buddhista, compresi Cina, Corea e Taiwan, monaci e monache fanno voto di seguire moltissimi precetti etici, 311 per le donne e un numero leggermente inferiore per gli uomini. In essi sono incluse norme che riguardano ogni aspetto della vita, da come allacciare le vesti a dove dormire e defecare, fino alle proibizioni sul sesso e sull’alcol. I monaci che, seguendo tutti i precetti, giungono a un’ordinazione completa sono chiamati bhikkhu (che letteralmente significa mendicante o «colui che chiede l’elemosina»; le monache sono chiamate bhikkhunī. In Cina, i precetti sono ampiamente rispettati sia dai monaci zen sia dai buddhisti laici).
Ma nel Giappone del XIX e XX secolo, i governi anti-buddhisti hanno imposto misure di «modernizzazione» che segnato la fine del saṅgha dei bhikkhu. Da allora, ai monaci è stato richiesto di seguire solo 16 precetti, che proibiscono di mentire, rubare e altre offese, ma sono meno restrittivi dei precetti per l’ordinazione completa. I monaci in Giappone possono sposarsi e avere una famiglia, e la maggior parte lo fa. E, dato ancora più controverso, possono scegliere di bere alcolici, mangiare carne e crescere i figli nei «templi familiari». A causa di divieti culturali e di preferenze personali, la maggior parte delle monache non si sposa ma vive in comunità con altre monache.
Nel mondo anglosassone ci si riferisce spesso ai monaci sposati del Giappone come a sacerdoti, per distinguerli dai monaci celibi, ma in Giappone non c’è una distinzione netta. A differenza della Chiesa cattolica, dove il termine sacerdote designa il clero che può celebrare la messa e che è generalmente più impegnato nella società rispetto ai monaci di clausura, in Giappone la differenza tra sacerdoti e monaci è in gran parte semantica e aperta all’interpretazione.
Queste usanze giapponesi sono state ampiamente adottate nelle comunità zen occidentali, dove è comune che sia gli uomini sia le donne ordinate si sposino e il celibato è raramente un requisito. Mentre le donne ordinate in Giappone possono riferirsi a sé stesse come suore (nun) quando parlano in inglese, le donne ordinate in Occidente sono più propense a descriversi come sacerdoti (priest) che come suore. A parte questa differenza nominale, le donne ordinate in Giappone e in Occidente hanno le stesse qualifiche, gli stessi precetti etici e la stessa formazione.
Nello zen giapponese un membro del clero femminile può definirsi monaco, monaca o sacerdote a seconda della situazione. Tuttavia, in altre tradizioni chán/zen in Asia, il titolo di sacerdote è raramente usato, e monaci e monache seguono tutti i precetti e conducono una vita celibe.
L’insegnante e autore zen Sean Murphy spiega perché alcuni maestri buddhisti non prendono gli ordini in «Why Some Buddhist Teachers Don’t Ordain».
LIVELLO 2 | MODULO 3
Zen è il nome giapponese di una tradizione buddhista praticata da milioni di persone in Asia orientale e in tutto il mondo.
Ci sono molte pratiche diverse all’interno della tradizione zen, la più nota delle quali è la meditazione zazen («semplicemente seduti»).
Lo zen può essere fatto risalire al V secolo, periodo durante il quale diversi insegnanti buddhisti seguivano la Via della Seta in Cina.
La maggior parte delle scuole zen odierne può essere fatta risalire alle scuole Linjing e Caodong della Cina del XIII secolo.
Il monaco indiano Bodhidharma, a cui viene spesso attribuito il merito di aver portato il buddhismo in Cina, è spesso definito il «primo antenato» dello zen.
Sebbene lo zen privilegi la trasmissione diretta rispetto allo studio delle scritture, ci sono alcuni sutra mahāyāna che ne hanno influenzato la tradizione.
Non è una cosa per pochi eletti, è la natura intrinseca di tutti gli esseri. Dobbiamo solo liberare la mente per poterla vedere davvero.
Ci sono diverse distinzioni tra i monaci zen in Asia e in Occidente.
Se la storia delle antenate dello zen femminile si estende per secoli, le praticanti zen degli ultimi decenni hanno comunque dovuto battersi per il diritto all’ordinazione completa.
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