BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 3 | SCHEDA 7
Nello zen, l’illuminazione è la natura intrinseca di tutti gli esseri, non una qualità speciale che solo alcune persone possiedono. Dal momento che l’illuminazione è già presente, siamo tutti in grado di conseguirla. Tuttavia, non sempre siamo consapevoli della nostra natura risvegliata perché la nostra mente è offuscata da varie impurità come l’avidità, la rabbia e l’ignoranza, note nel buddhismo come i Tre veleni.
Uno dei più antichi insegnamenti zen è: «La mente ordinaria è la via». In altre parole, la mente illuminata, che comprende la vera natura dell’esistenza e la mente illusa, ordinaria, quella mente che per esempio se la prende con chi guida male, sono in realtà la stessa cosa. Le pratiche zen come la meditazione zazen hanno lo scopo di aiutarci a liberare la mente riconoscendo le impurità e lasciandocele alle spalle. Il compito dell’insegnante zen è quello di guidare gli studenti in questo percorso, di modo che possano fare esperienza diretta dell’illuminazione che portano da sempre con sé.
Alcuni insegnanti zen non parlano molto di illuminazione, o proprio non usano questa parola, perché proporre delle idee a riguardo non è di alcun aiuto nel conseguirla. Un insegnante potrebbe piuttosto parlare di kenshō, una parola giapponese che significa «vedere la propria vera natura». Il kenshō viene spesso descritto come un’esperienza di «apertura» durante la quale ci si risveglia d’un tratto e si può osservare la vera natura dell’io sé e percepire intimamente la Śūnyatā, o vacuità, un concetto centrale della filosofia buddhista. Sebbene il kenshō sia una pietra miliare soprattutto nella scuola zen Rinzai e nella scuola chán Linji, il processo del risveglio continua per sempre. C’è sempre qualcosa in più da chiarire, e la pratica buddhista zen è un impegno che dura tutta la vita.
Forse avrete sentito parlare del famoso dibattito storico nello Zen tra i sostenitori dell’«illuminazione graduale» – il risveglio avviene solo dopo molti anni di pratica – e chi invece sostiene che avvenga all’improvviso. Col tempo, però, la comunità zen si è resa conto che entrambe le parti avevano ragione. Oggi tutte le scuole di zen credono nell’illuminazione improvvisa, nel senso che la mente illuminata è già in noi, e che chiunque può farla propria, in un istante. Al contempo però, quanto realizziamo in un momento deve essere integrato e approfondito nel corso di una pratica ulteriore, idealmente sotto la guida di un insegnante. Si tratta di un processo noto come «illuminazione improvvisa e coltivazione graduale».
L’illuminazione graduale è spesso associata alla scuola Caodong, o Sōtō, ma non è esatto. Il maestro fondatore della scuola Sōtō, Eihei Dōgen (1200-1253), insegnava che l’illuminazione è già presente. Sconsigliava agli studenti di pensare all’illuminazione come a una meta, perché dedicarsi a raggiungerla poteva rafforzare l’illusione di un sé capace di tale azione. Dōgen insegnava invece che la pratica e l’illuminazione sono un’unica attività. Invece di sforzarsi di «ottenerla», bisogna stare fermi e lasciare che si manifesti.
Potete approfondire la prospettiva sull’illuminazione di Eihei Dōgen in «Performing The Ritual of Life».
LIVELLO 2 | MODULO 3
Zen è il nome giapponese di una tradizione buddhista praticata da milioni di persone in Asia orientale e in tutto il mondo.
Ci sono molte pratiche diverse all’interno della tradizione zen, la più nota delle quali è la meditazione zazen («semplicemente seduti»).
Lo zen può essere fatto risalire al V secolo, periodo durante il quale diversi insegnanti buddhisti seguivano la Via della Seta in Cina.
La maggior parte delle scuole zen odierne può essere fatta risalire alle scuole Linjing e Caodong della Cina del XIII secolo.
Il monaco indiano Bodhidharma, a cui viene spesso attribuito il merito di aver portato il buddhismo in Cina, è spesso definito il «primo antenato» dello zen.
Sebbene lo zen privilegi la trasmissione diretta rispetto allo studio delle scritture, ci sono alcuni sutra mahāyāna che ne hanno influenzato la tradizione.
Non è una cosa per pochi eletti, è la natura intrinseca di tutti gli esseri. Dobbiamo solo liberare la mente per poterla vedere davvero.
Ci sono diverse distinzioni tra i monaci zen in Asia e in Occidente.
Se la storia delle antenate dello zen femminile si estende per secoli, le praticanti zen degli ultimi decenni hanno comunque dovuto battersi per il diritto all’ordinazione completa.
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