BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 3 | SCHEDA 6
Lo zen si è a più riprese distinto dalle altre scuole buddhiste perché sostiene che è possibile raggiungere l’illuminazione senza leggere i testi buddhisti – processo noto come «trasmissione diretta al di fuori delle scritture». Tuttavia, se da un lato lo zen insiste sul fatto che non è possibile giungere a una vera comprensione attraverso il linguaggio, dall’altro comprende un vasto corpus di letteratura. In effetti, quasi tutte le figure più importanti dello zen hanno avuto una vasta e profonda conoscenza dei sutra (scritture), dei commenti e della storia del buddhismo.
Lo zen delle origini è stato profondamente influenzato da alcuni sutra del Mahāyāna («Grande Veicolo») apparsi all’inizio del I millennio d.C. Tra questi contiamo il Laṅkāvatārasūtra che contiene insegnamenti sulla natura della coscienza; l’Avataṃsakasūtra, che descrive l’interdipendenza di tutte le cose e di tutti gli esseri; e il Vimalakīrti Nirdeśa Sūtra, che affronta la natura illusoria delle apparenze e il concetto di non-dualità – l’idea che la comprensione dell’esistenza sia incompleta se si considera il mondo secondo rigide dicotomie. Nell’VIII secolo d.C., il Sutra del Diamante, che presenta gli insegnamenti della Mādhyamika, o Via di Mezzo, si è attestato allora come sutra più importante della scuola zen e possiamo dire che lo è rimasto. Il Sutra del Cuore, breve e strettamente correlato, pare infatti che sia una condensazione del Sutra del Diamante, e viene cantato quotidianamente nella maggior parte dei templi zen.
Uno dei testi più importanti della storia dello zen, il Sutra della piattaforma, non è in realtà un vero e proprio un sutra. È stato composto come resoconto dei discorsi tenuti da Huìnéng (638-713), il Sesto Antenato dello zen. Tuttavia, gli studiosi ritengono che la versione originale sia stata composta solo dopo il 780, e alcuni dettagli sono contraddetti dai documenti storici. In ogni caso, si tratta di un tesoro di precetti zen sull’illuminazione.
Durante la dinastia Song (960-1279), i maestri zen in Cina compilavano raccolte di storie gong’an (in giapponese, kōan), brevi aneddoti che evidenziano un aspetto dell’illuminazione. Col tempo, altri maestri aggiunsero note, indicazioni, versi e commenti alle storie originali, dando così forma a quelle che sono diventate le classiche raccolte di kōan, tuttora utilizzate come argomento per i discorsi di dharma e la meditazione. Le più significative sono il Libro della Rupe Blu, il Libro della Serenità (o dell’Equanimità) e La barriera senza uscita (o Porta senza porta).
Lo zen della dinastia Song produsse anche molti testi di «documentazione estesa» [al di fuori delle scritture buddhiste tradizionali] e di «trasmissione della luce» [vite e insegnamenti] che conservavano le biografie di importanti maestri, oltre a sermoni, poesie, diagrammi di lignaggio e aneddoti. La maggior parte di ciò che sappiamo sui primi maestri zen deriva da questi documenti.
Man mano che il chán (in giapponese, zen) si diffondeva nella penisola coreana, in Vietnam e in Giappone, gli insegnanti di quei Paesi contribuirono in maniera significativa alla sua letteratura. Tra questi, spiccano la raccolta di commenti al Sutra del Diamante del monaco zen coreano Gihwa (1376-1433) e le trasmissioni della luce vietnamite. Tra i testi giapponesi più noti ricordiamo il Kana Shōbōgenzō (o semplicemente Shōbōgenzō), una raccolta di saggi di Eihei Dōgen (1200-1253), fondatore della scuola sōtō, e l’autobiografia Edera selvatica insieme ad altre opere di Hakuin Ekaku (1686-1769).
Immergetevi nell’oceano della letteratura zen con due poesie zen classiche o un breve estratto del Sutra della Piattaforma.
LIVELLO 2 | MODULO 3
Zen è il nome giapponese di una tradizione buddhista praticata da milioni di persone in Asia orientale e in tutto il mondo.
Ci sono molte pratiche diverse all’interno della tradizione zen, la più nota delle quali è la meditazione zazen («semplicemente seduti»).
Lo zen può essere fatto risalire al V secolo, periodo durante il quale diversi insegnanti buddhisti seguivano la Via della Seta in Cina.
La maggior parte delle scuole zen odierne può essere fatta risalire alle scuole Linjing e Caodong della Cina del XIII secolo.
Il monaco indiano Bodhidharma, a cui viene spesso attribuito il merito di aver portato il buddhismo in Cina, è spesso definito il «primo antenato» dello zen.
Sebbene lo zen privilegi la trasmissione diretta rispetto allo studio delle scritture, ci sono alcuni sutra mahāyāna che ne hanno influenzato la tradizione.
Non è una cosa per pochi eletti, è la natura intrinseca di tutti gli esseri. Dobbiamo solo liberare la mente per poterla vedere davvero.
Ci sono diverse distinzioni tra i monaci zen in Asia e in Occidente.
Se la storia delle antenate dello zen femminile si estende per secoli, le praticanti zen degli ultimi decenni hanno comunque dovuto battersi per il diritto all’ordinazione completa.
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