BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 3 | SCHEDA 3
Nel I secolo d.C., i maestri buddhisti provenienti dall’Asia centrale e dall’India seguirono la Via della seta fino in Cina, dove il daoismo e il confucianesimo erano le religioni predominanti. Il dharma trovò degli alleati nei taoisti, che a loro volta ritenevano che la realtà fosse be più estesa di quanto il pensiero può cogliere, e attirò un pubblico di artisti e intellettuali insoddisfatto degli insegnamenti confuciani fondamentali: la sacralità della famiglia patriarcale, la deferenza verso la gerarchia e il conformismo culturale. Tali valori erano fermamente osteggiati dal buddhismo mahāyāna che esortava donne e uomini ad abbandonare la propria dimora alla ricerca dell’illuminazione, ad assumere quale propria guida la saggezza interiore piuttosto che l’autorità e a trattare ogni persona come un futuro buddha. Ma dal momento che il potere politico era in larga parte nelle mani dei confuciani, il buddhismo doveva camminare sul filo del rasoio. Di conseguenza, nel corso della storia cinese, i periodi di rapida crescita del buddhismo sono stati seguiti da violente epurazioni, dalle quali, tuttavia, il dharma è sempre riemerso.
Lo zen arrivò relativamente tardi sulla scena, nel V secolo, quando una nuova ondata di maestri indiani, tra cui il monaco Bodhidharma, si recò in Cina per diffondere i propri insegnamenti. Lì, secondo la tradizione, Bodhidharma introdusse il Laṅkāvatārasūtra, testo che insegna che la natura di Buddha è presente ovunque ed è accessibile attraverso il «vuoto», la cessazione del pensiero discernente. La storia dell’infruttuoso colloquio fra Bodhidharma e l’imperatore Wu della dinastia Liang potrebbe essere un mito, ma illustra quale fosse la condizione dello zen degli inizi: una diffusione limitata e marginale in competizione con altre scuole buddhiste che godevano di ricchezza e prestigio ben maggiori.
In Cina lo zen, chiamato chán, da dhyāna, il termine sanscrito che indica la meditazione, si diffuse dopo una delle peggiori catastrofi della storia del Paese, la ribellione di An Lushan (755-763 d.C.), una guerra civile che, secondo le stime, avrebbe causato la morte di due terzi della popolazione. La popolazione abbracciò l’insegnamento zen secondo il quale bisognava indirizzarsi direttamente all’illuminazione della mente, raggiungibile in ogni momento. Fra centinaia di migliaia di morti e lo svanire delle glorie dell’impero Tang dinanzi ai loro occhi, i cinesi non avevano tempo per astruse elucubrazioni o rituali complicati.
Per secoli, lo zen fu la scuola buddhista predominante in Cina, insieme al buddhismo della Terra Pura, con il quale si fuse in modo del tutto naturale, e la sua influenza si estese a Vietnam, Corea e Giappone. Come ogni tradizione viva, lo Zen non ha mai smesso di cambiare e crescere, a volte con una creatività sorprendente. Durante la dinastia Ming (1368-1644), per esempio, il monaco Hānshān Déqīng («Montagna ingenua») diede nuova vita al dharma con le sue poesie, la sua prosa e i suoi discorsi pubblici. Nel XX secolo, la profonda influenza esercitata da Hsu Yun («Nuvola vuota») ha fatto sì che i suoi studenti riuscissero, quasi da soli, a dare nuova vita al buddhismo dopo le devastazioni della Rivoluzione culturale. Quale che sia il futuro che lo attende – senz’altro non mancheranno le sfide – lo zen, nel suo sostegno alla liberazione di tutti gli esseri, potrà sempre attingere alla sua storica capacità di adattamento.
Dunhuang, la culla del buddhismo cinese, costituisce un’inestimabile testimonianza della vita sociale e religiosa delle città lungo la Via della seta nel suo periodo di massimo splendore.
LIVELLO 2 | MODULO 3
Zen è il nome giapponese di una tradizione buddhista praticata da milioni di persone in Asia orientale e in tutto il mondo.
Ci sono molte pratiche diverse all’interno della tradizione zen, la più nota delle quali è la meditazione zazen («semplicemente seduti»).
Lo zen può essere fatto risalire al V secolo, periodo durante il quale diversi insegnanti buddhisti seguivano la Via della Seta in Cina.
La maggior parte delle scuole zen odierne può essere fatta risalire alle scuole Linjing e Caodong della Cina del XIII secolo.
Il monaco indiano Bodhidharma, a cui viene spesso attribuito il merito di aver portato il buddhismo in Cina, è spesso definito il «primo antenato» dello zen.
Sebbene lo zen privilegi la trasmissione diretta rispetto allo studio delle scritture, ci sono alcuni sutra mahāyāna che ne hanno influenzato la tradizione.
Non è una cosa per pochi eletti, è la natura intrinseca di tutti gli esseri. Dobbiamo solo liberare la mente per poterla vedere davvero.
Ci sono diverse distinzioni tra i monaci zen in Asia e in Occidente.
Se la storia delle antenate dello zen femminile si estende per secoli, le praticanti zen degli ultimi decenni hanno comunque dovuto battersi per il diritto all’ordinazione completa.
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