BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 2 | SCHEDA 4
Le pratiche essenziali del buddhismo theravāda, per come vengono delineate nel nobile ottuplice sentiero del Buddha, rientrano in tre categorie: la condotta etica (sila), la concentrazione (samadhi) e la saggezza (panna). Il Buddha insegnò ai suoi seguaci, sia i monaci sia i laici, a coltivare in contemporanea ognuna di queste tre categorie. Tuttavia, i monaci e le monache di dedicano a un numero e una varietà di pratiche di gran lunga superiore, come indicato nel vinaya, o codice monastico buddhista.
Il theravāda insegna che la condotta etica è una porta d’accesso al cammino verso il risveglio, oltre che una pratica che può migliorare la qualità del carattere e della vita di una persona. Impegnarsi a rispettare i primi cinque precetti è condizione di base della condotta etica. E se monaci e monache, nel contesto della loro ordinazione, si dedicano a seguire molti altri precetti, i primi cinque restano parte integrante anche del loro percorso.
Un’altra pratica fondamentale, soprattutto per i laici, consiste nel nutrire la propria generosità. Gli atti di generosità, come fare offerte e sostenere monaci e monache, sono una forma di allenamento della mente che insegna al praticante a indirizzare la sua vita verso valori diversi dall’interesse personale. I monaci, da parte loro, si dedicano agli atti di generosità preservando gli insegnamenti, offrendoli agli studenti e conducendo una vita esemplare.
La meditazione è il fondamento della pratica theravāda. Sebbene negli insegnamenti del Buddha la meditazione sia un’attività a cui chiunque dovrebbe dedicarsi, per molti secoli è stata praticata soprattutto dai monaci. Nella meditazione, gli studenti acuiscono la comprensione del funzionamento della mente, capiscono che siamo noi a creare la nostra sofferenza e come distaccarsi dalle abitudini che la perpetuano. I movimenti di rinascita theravāda in Thailandia, Myanmar e Sri Lanka, in particolare tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, hanno contribuito alla diffusione della meditazione tra i laici, soprattutto tra i ceti medi. Esistono diverse forme di pratica meditativa nel Buddhismo theravāda, ma la maggior parte prende come punto di partenza le istruzioni del Canone pāli, in particolare quelle volte allo sviluppo dell’ānāpānasati, o consapevolezza del respiro.
Il canto è un’altra pratica centrale. I canti fungono da promemoria e sostegno dell’insegnamento del Buddha e preparano gli studenti alla meditazione, poiché aiutano la mente a concentrarsi e stimolano il respiro e il corpo. La maggior parte dei canti theravāda sono tratti dai sutta del Canone pāli e raccolti in libri noti come testi Paritta, che vengono utilizzati in quasi tutti i rituali di canto. Recitare questi brani fa parte della pratica quotidiana, soprattutto nei monasteri e nei centri di meditazione. Il canto inizia quasi sempre con la recita di un omaggio alla Triplice gemma – il Buddha, il dharma (insegnamenti) e il saṅgha (comunità) – seguito dal voto, recitato fra sé e sé, di sostenerli e seguirli. (Normalmente si parla, in questo caso, di prendere rifugio nella triplice gemma).
La devozione nei confronti dei monaci è parte integrante della vita buddhista nei Paesi theravāda. Quando uno studente vuole perfezionare il proprio percorso spirituale e cerca un’ulteriore guida nella figura di un maestro, queste relazioni si approfondiscono, assumono un significato personale e acquisiscono una più spiccata centralità nel contesto della pratica.
Il monaco e insegnante di meditazione Bhante Henepola Gunaratana ci spiega la pratica Vipaśyanā e come si differenzia dalla meditazione Śamatha (calma attesa), mentre il defunto Sayadaw U Pandita e Kate Lila Wheeler ci guidano attraverso la dimensione etica della pratica Theravāda.
LIVELLO 2 | MODULO 2
Scoprite le differenze fra tradizione della foresta, Vipaśyanā e altre scuole theravāda.
Il buddhismo theravāda è stato praticato per oltre 2000 anni nel Sudest Asiatico, ed è la religione principale in Sri Lanka, Laos, Cambogia e Myanmar.
Il theravāda dà particolare importanza agli insegnamenti fondamentali delle quattro nobili verità e dell’ottuplice sentiero.
Lungo il percorso theravāda vengono coltivate simultaneamente la condotta etica (sila), la concentrazione (samadhi) e la saggezza (panna).
Fra tutte le tradizioni buddhiste la theravāda pone in maggior risalto il Buddha come figura storica.
Si ritiene che le scritture del Canone pāli siano le più antiche testimonianze scritte a noi pervenute di quanto il Buddha insegnò durante la sua vita.
La relazione reciproca fra gli saṅgha monastici e i laici ha un ruolo importante nel contesto delle comunità theravāda.
Gli uomini e delle donne più importanti nel mondo buddhista theravāda.
Il nirvāṇa, o il risveglio, è il fine ultimo del percorso buddhista theravāda. Dopo aver fatto esperienza del nirvāṇa, di diviene arahant («degno di venerazione»).
Per quanto la vipaśyanā sia una delle forme di meditazione più popolari in occidente, inizialmente non si trattava di una pratica meditativa.
Alcuni insegnanti americani, fra cui Jack Kornfield, Sharon Salzbrg e Joseph Goldstein hanno fondato la Insight Meditation Society a Barre, nel Massachusetts, dando il via al movimento della meditazione di visione profonda in occidente.
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