BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 2 | SCHEDA 1
Il buddhismo theravāda, come tutte le forme di buddhismo, si è ramificato in molti lignaggi nel corso dei millenni successivi alla morte del Buddha. La divisione iniziale che ha aperto la strada al precursore dell’attuale theravāda si ritiene abbia avuto luogo durante il Secondo Concilio Buddhista, circa settant’anni dopo la morte del Buddha. Secondo vari resoconti theravadin, un gruppo di monaci riformisti riteneva che i loro pari fossero troppo lassisti e propose regole aggiuntive per il vinaya, o codice di condotta monastico, che erano inaccettabili per la maggioranza. Il saṅgha si divise in due scuole principali, la Sthaviravāda («Scuola degli anziani») per i riformatori e la Mahāsāṃghika («Grande assemblea») gli altri.
Intorno al III secolo a.C., sotto il patrocinio dell’imperatore indiano Aśoka, i missionari portarono il Buddhismo a Ceylon (l’attuale Sri Lanka), dove fiorì e divenne la religione dominante. Non possiamo sapere con certezza a quale branca del buddhismo appartenessero questi missionari pre-theravāda, è possibile che facessero parte di un altro gruppo, i Vibhajyavāda («Coloro che analizzano»), noti anche come Theriyā, che si opponevano alla scuola Sthaviravāda. Poiché in seguito il buddhismo fu praticamente spazzato via in India dalle invasioni mongole e da altri sconvolgimenti sociali e politici, il theravāda che conosciamo oggi discende essenzialmente da quello che si è radicato nello Sri Lanka. Lanka. Il Canone pāli, infatti, che costituisce la base della maggior parte della pratica e del monachesimo theravāda, fu redatto nello Sri Lanka, dove si svilupparono anche i commentari.
Dallo Sri Lanka, i buddhisti si diressero verso il Sudest asiatico – lì, gli insegnamenti furono adottati nei regni che oggi formano parte della Cambogia, del Laos, del Myanmar e della Thailandia. Lungo il percorso, gli insegnamenti theravāda si mescolarono con pratiche tantriche, animismo e altri sistemi spirituali locali.
Per secoli, molte forme di theravāda hanno dato particolare rilievo alla pratica della generosità e dell’acquisizione di meriti al fine di una rinascita propizia, piuttosto che alla meditazione e alla condotta etica volte al raggiungimento dell’illuminazione. Ma la situazione iniziò a cambiare nel XIX secolo. In Thailandia, per esempio, il re Mongkut – modello per il re del Siam nel musical Il re ed io – era un ex monaco che promuoveva un buddhismo più aderente al vinaya e che poneva l’accento sulla meditazione e la ricerca della liberazione. All’inizio del XX secolo, il maestro di meditazione Ajahn Mun Bhuridatta diede il via a una scuola ancora più ascetica: il Dhammayut, o Tradizione della foresta thailandese.
In Myanmar (ex Birmania), quella che oggi conosciamo come scuola di Vipaśyanā, o Meditazione di visione profonda, ha reintrodotto la meditazione come pratica laica, in parte in risposta al lavoro dei missionari cristiani. Gesto che rientra in una serie di sforzi in chiave anticoloniale caratteristici del XIX e del XX secolo, mediante i quali i buddhisti (come il riformista singalese Anagarika Dharmapala) hanno cercato di sottrarre la loro religione all’influenza occidentale.
Le tradizioni della Foresta thailandese e Vipaśyanā sono state trapiantate nell’Occidente contemporaneo, dove fanno presa su un gran numero di buddhisti convertiti. Mentre la tradizione della foresta thailandese è una pratica monastica che aderisce al vinaya e dipende, per il proprio sostentamento, dalla generosità di fautori laici, la Vipaśyanā è largamente insegnata e praticata dai laici e generalmente si sostiene grazie a un mix di donazioni, quote associative, corsi e ritiri a pagamento.
Saṃghamitta, figlia del famoso re indiano Aśoka, da monaca appena diciottenne, ebbe un ruolo fondamentale nel portare la tradizione che sarebbe diventata il theravāda dall’India allo Sri Lanka. Qui potete anche scoprire la storia di un monastero della Tradizione della Foresta thailandese che è riuscito a mettere radici a un’enorme distanza dal Paese d’origine di questa tradizione, ossia nella fredda Columbia Britannica, in Canada.
LIVELLO 2 | MODULO 2
Scoprite le differenze fra tradizione della foresta, Vipaśyanā e altre scuole theravāda.
Il buddhismo theravāda è stato praticato per oltre 2000 anni nel Sudest Asiatico, ed è la religione principale in Sri Lanka, Laos, Cambogia e Myanmar.
Il theravāda dà particolare importanza agli insegnamenti fondamentali delle quattro nobili verità e dell’ottuplice sentiero.
Lungo il percorso theravāda vengono coltivate simultaneamente la condotta etica (sila), la concentrazione (samadhi) e la saggezza (panna).
Fra tutte le tradizioni buddhiste la theravāda pone in maggior risalto il Buddha come figura storica.
Si ritiene che le scritture del Canone pāli siano le più antiche testimonianze scritte a noi pervenute di quanto il Buddha insegnò durante la sua vita.
La relazione reciproca fra gli saṅgha monastici e i laici ha un ruolo importante nel contesto delle comunità theravāda.
Gli uomini e delle donne più importanti nel mondo buddhista theravāda.
Il nirvāṇa, o il risveglio, è il fine ultimo del percorso buddhista theravāda. Dopo aver fatto esperienza del nirvāṇa, di diviene arahant («degno di venerazione»).
Per quanto la vipaśyanā sia una delle forme di meditazione più popolari in occidente, inizialmente non si trattava di una pratica meditativa.
Alcuni insegnanti americani, fra cui Jack Kornfield, Sharon Salzbrg e Joseph Goldstein hanno fondato la Insight Meditation Society a Barre, nel Massachusetts, dando il via al movimento della meditazione di visione profonda in occidente.
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