IL BUDDHISMO PER CHI COMINCIA  |  LIVELLO 2  |  MODULO 10  |  SCHEDA 8

L'inchino come pratica

In molti Paesi asiatici l’inchino è da tempo un modo comune di mostrare rispetto. Quando il Buddha raggiunse l’illuminazione, i suoi discepoli iniziarono a inchinarsi davanti a lui. Secoli dopo la sua morte, quando vennero realizzate le prime statue e immagini che raffiguravano il grande maestro, i buddhisti riservarono loro la stessa pratica come gesto di rispetto e riverenza.

Oggi, nelle tradizioni buddhiste, è usanza comune inchinarsi alle raffigurazioni del Buddha e alle immagini dei bodhisattva (esseri illuminati), dei grandi maestri del passato e del proprio maestro. In alcune tradizioni ci si inchina anche dinanzi alla propria postazione meditativa e ai praticanti con cui si medita. Alcuni si spingono ancora più in là, e si inchinano ai quattro punti cardinali – in tal modo riconoscono che gli esseri illuminati si trovano ovunque e che la realtà, nella sua totalità, è un maestro.

Alcune tradizioni insegnano che l’inchino al Buddha è un atto simbolico mediante il quale ci si inchina alla capacità di raggiungere l’illuminazione, condivisa da tutti gli esseri. L’inchino è inoltre un gesto di rispetto per la sentita dedizione dimostrata da chiunque segua il percorso del Buddha.  

Shunryu Suzuki spiega lo scopo dell’inchino nel buddhismo zen.

LIVELLO 2 | MODULO 10

La meditazione con il respiro, o «consapevolezza del respiro», è una delle forme più antiche di meditazione buddhista.

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Spesso è proprio per via di emozioni difficili che iniziamo a meditare – il buddhismo propone delle specifiche tecniche per conoscer i nostri sentimenti.

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Popolare nella tradizione zen, la meditazione camminata prende la consapevolezza dal suo cuscino e la porta a fare un giro.  

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La meditazione mettā, o amorevolezza, è una pratica popolare sostenuta dal Buddha come antidoto alla paura e all’ostilità.

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In alcune scuole buddhiste, in particolare nel buddhismo tibetano, la creatività naturale della mente viene incanalata nel sostenere i praticanti nel cammino verso il risveglio.

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Come la maggior parte delle tradizioni spirituali, il buddhismo utilizza la voce come strumento di meditazione. In molte tradizioni buddhiste si usa il canto in un modo o nell’altro.

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Pratica tratta dagli insegnamenti sull’addestramento della mente (lojong), il tonglen è usato per superare l’autocompiacimento.

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Nelle tradizioni buddhiste è comune inchinarsi alle rappresentazioni del Buddha, alle immagini dei bodhisattva (esseri illuminati) e ai maestri del passato e del presente.

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La pratica di contemplare la propria morte può aiutarci a vivere più pienamente in questo momento.

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Comune a diverse tradizioni, un mantra è una parola, una sillaba o una frase sacra usata come invocazione o come oggetto di contemplazione.

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Nello zen, un kōan è un indovinello o una frase paradossale pronunciata da un insegnante per aiutare gli studenti ad allontanarsi da forme di pensiero o ragionamento automatiche.

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Al di fuori del mondo occidentale, la pratica principale dei buddhisti di tutto il mondo non è la meditazione, ma la coltivazione del merito.

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Da tempo i buddhisti visitano i luoghi sacri per acquisire meriti, sperimentare potenti energie spirituali e approfondire la loro pratica.

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I buddhisti circumambulano gli stupa, i santuari, i templi, le montagne e altri oggetti devozionali per purificare il karma negativo e rendere omaggio. 

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