IL BUDDHISMO PER CHI COMINCIA  |  LIVELLO 2  |  MODULO 10 | SCHEDA 5

Visualizzazione

In senso lato, ogni volta che immaginiamo qualcosa – da quello che cucineremo per cena ai dettagli della vacanza dei nostri sogni – lo stiamo visualizzando. Nel buddhismo, la capacità di produrre un’immagine mentale può essere sfruttata per sviluppare qualità come la compassione, la concentrazione e la devozione o a rafforzare la nostra dedizione alla via che conduca a una rinascita gradita.

Le visualizzazioni possono essere semplici e tranquillizzanti o elaborate e stimolanti, a seconda della tradizione buddhista e della nostra intenzione. Per esempio, i praticanti possono cercare l’ispirazione immaginando la presenza benevola e radiosa del Buddha; possono sviluppare la compassione immaginando gli esseri in difficoltà e augurando loro benessere e sollievo; oppure possono cercare di placare il proprio appetito sensuale immaginandosi l’oggetto del loro desiderio come carne, ossa e organi privi di pelle. A seconda dell’intenzione, le pratiche di visualizzazione vanno dal glorioso al cruento!

In alcune scuole buddhiste, la naturale creatività della mente viene sfruttata per aiutare i praticanti a liberarsi dalle limitazioni della percezione ordinaria. Nel buddhismo tibetano, le pratiche di visualizzazione seguono linee guida precise e sono generalmente associate a degli specifici obiettivi legati alla pratica. L’elaborato simbolismo e l’iconografia del buddhismo tibetano – immagini di divinità della meditazione e scene ultraterrene – sono concepiti come un’interfaccia con una dimensione più profonda della realtà, presentata in una forma tale da permettere ai praticanti di relazionarvisi e servirsene per la propria pratica. In questo contesto, la fase di visualizzazione dinamica è sempre seguita da una fase in cui si resta semplicemente seduti, in uno stato di ricettiva consapevolezza.

Qui potete esplorare una semplice pratica di visualizzazione del Lama Yeshe. 

LIVELLO 2 | MODULO 10

La meditazione con il respiro, o «consapevolezza del respiro», è una delle forme più antiche di meditazione buddhista.

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Spesso è proprio per via di emozioni difficili che iniziamo a meditare – il buddhismo propone delle specifiche tecniche per conoscer i nostri sentimenti.

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Popolare nella tradizione zen, la meditazione camminata prende la consapevolezza dal suo cuscino e la porta a fare un giro.  

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La meditazione mettā, o amorevolezza, è una pratica popolare sostenuta dal Buddha come antidoto alla paura e all’ostilità.

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In alcune scuole buddhiste, in particolare nel buddhismo tibetano, la creatività naturale della mente viene incanalata nel sostenere i praticanti nel cammino verso il risveglio.

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Come la maggior parte delle tradizioni spirituali, il buddhismo utilizza la voce come strumento di meditazione. In molte tradizioni buddhiste si usa il canto in un modo o nell’altro.

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Pratica tratta dagli insegnamenti sull’addestramento della mente (lojong), il tonglen è usato per superare l’autocompiacimento.

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Nelle tradizioni buddhiste è comune inchinarsi alle rappresentazioni del Buddha, alle immagini dei bodhisattva (esseri illuminati) e ai maestri del passato e del presente.

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La pratica di contemplare la propria morte può aiutarci a vivere più pienamente in questo momento.

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Comune a diverse tradizioni, un mantra è una parola, una sillaba o una frase sacra usata come invocazione o come oggetto di contemplazione.

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Nello zen, un kōan è un indovinello o una frase paradossale pronunciata da un insegnante per aiutare gli studenti ad allontanarsi da forme di pensiero o ragionamento automatiche.

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Al di fuori del mondo occidentale, la pratica principale dei buddhisti di tutto il mondo non è la meditazione, ma la coltivazione del merito.

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Da tempo i buddhisti visitano i luoghi sacri per acquisire meriti, sperimentare potenti energie spirituali e approfondire la loro pratica.

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I buddhisti circumambulano gli stupa, i santuari, i templi, le montagne e altri oggetti devozionali per purificare il karma negativo e rendere omaggio. 

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