IL BUDDHISMO PER CHI COMINCIA  |  LIVELLO 2  |  MODULO 10 | SCHEDA 4

Mettā, o meditazione sulla benevolenza

La meditazione mettā è un’antica pratica promossa dal Buddha come efficace antidoto alla paura e all’inimicizia. Tutte le scuole buddhiste praticano una qualche forma di mettā, sia come obiettivo cui aspirare sia come meditazione formale. Questo genere di meditazione è, inoltre, diventato particolarmente popolare in Occidente. La parola mettā deriva dall’antica lingua pāli (il termine sanscrito è maitrī), e può essere tradotta come «buona volontà», «amorevolezza» o «benevolenza».

In un noto e amato estratto del suo Mettā Sutta («Discorso sull’amorevolezza»), il Buddha presenta l’amorevolezza come un’aspirazione dinamica con la quale contrastare qualsiasi tendenza a essere selettivi nelle nostre cure:

Qualsiasi essere,
debole o forte,
lungo, grande,
medio, corto,
sottile, corpulento,
visibile e non visibile,
vicino e lontano,
nato o in procinto di nascere:
possano tutti gli esseri essere felici e in pace.

Nella pratica della meditazione sulla benevolenza, la formula prevede che ci si concentri sulla felicità genuina di tutti gli esseri: noi stessi, gli esseri a cui teniamo, gli esseri verso cui, di norma, ci dimostriamo tiepidi o dei quali non ci accorgiamo, così come di quelli che suscitano in noi reazioni di paura, disgusto, malanimo e aggressività. In definitiva, nessun essere è escluso. Se il cuore e la mente sono colmi di benevolenza, non è possibile che sorgano e si alimentino emozioni negative.

Si può praticare la meditazione mettā in silenzio, sotto forma di visualizzazione o ripetendo versi come «Che tutti gli esseri possano essere felici e al sicuro. / Che possano vivere bene e in pace. / Che possano essere pervasi dall’amorevolezza».

Per saperne di più sulla pratica della meditazione mettā, o della gentilezza amorevole, potete consultare Joseph Goldstein, Thich Nhat Hanh, Sharon Salzberg o Kevin Griffin. Oppure potete leggere la rubrica di Andrew Olendzki sul perché dobbiamo perché dobbiamo riservare benevolenza ai nostri nemici. 

LIVELLO 2 | MODULO 10

La meditazione con il respiro, o «consapevolezza del respiro», è una delle forme più antiche di meditazione buddhista.

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Spesso è proprio per via di emozioni difficili che iniziamo a meditare – il buddhismo propone delle specifiche tecniche per conoscer i nostri sentimenti.

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Popolare nella tradizione zen, la meditazione camminata prende la consapevolezza dal suo cuscino e la porta a fare un giro.  

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La meditazione mettā, o amorevolezza, è una pratica popolare sostenuta dal Buddha come antidoto alla paura e all’ostilità.

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In alcune scuole buddhiste, in particolare nel buddhismo tibetano, la creatività naturale della mente viene incanalata nel sostenere i praticanti nel cammino verso il risveglio.

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Come la maggior parte delle tradizioni spirituali, il buddhismo utilizza la voce come strumento di meditazione. In molte tradizioni buddhiste si usa il canto in un modo o nell’altro.

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Pratica tratta dagli insegnamenti sull’addestramento della mente (lojong), il tonglen è usato per superare l’autocompiacimento.

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Nelle tradizioni buddhiste è comune inchinarsi alle rappresentazioni del Buddha, alle immagini dei bodhisattva (esseri illuminati) e ai maestri del passato e del presente.

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La pratica di contemplare la propria morte può aiutarci a vivere più pienamente in questo momento.

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Comune a diverse tradizioni, un mantra è una parola, una sillaba o una frase sacra usata come invocazione o come oggetto di contemplazione.

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Nello zen, un kōan è un indovinello o una frase paradossale pronunciata da un insegnante per aiutare gli studenti ad allontanarsi da forme di pensiero o ragionamento automatiche.

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Al di fuori del mondo occidentale, la pratica principale dei buddhisti di tutto il mondo non è la meditazione, ma la coltivazione del merito.

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Da tempo i buddhisti visitano i luoghi sacri per acquisire meriti, sperimentare potenti energie spirituali e approfondire la loro pratica.

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I buddhisti circumambulano gli stupa, i santuari, i templi, le montagne e altri oggetti devozionali per purificare il karma negativo e rendere omaggio. 

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