IL BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 10 | SCHEDA 3
La pratica che consiste nel prestare attenzione all’atto del camminare, talvolta definita «meditazione in movimento», può essere una piacevole aggiunta alla meditazione da seduti. Durante la meditazione camminata, ci alleniamo a rimanere presenti e concentrati anche mentre ci muoviamo – un momento durante il quale, di solito, siamo presi dalle faccende da sbrigare. Come in tutte le forme di meditazione, è fondamentale mantenere la consapevolezza.
Molte scuole di buddhismo insegnano delle varianti della meditazione in movimento: la camminata è una pratica fondamentale nel theravāda, nella mindfulness moderna, e nello zen, per esempio. Possiamo camminare da soli o in fila con un gruppo, in cerchio o in linea retta e a velocità variabile. Una forma comune di meditazione camminata consiste nel focalizzarsi sulle gambe e sui piedi, sulle sensazioni di contatto, di sollevamento, di attività muscolare, di pressione e così via, mentre ci muoviamo. Potremmo anche fare il punto sul nostro corpo quando siamo fermi, per poi camminare lentamente e con attenzione in linea retta per alcuni passi, fermarci, girarci e tornare indietro.
All’inizio può risultare strano, ma una volta che la meditazione camminata diventa più naturale, possiamo applicarla, con meno formalità, all’andirivieni della vita quotidiana (anche se in quel caso è meglio accelerare il passo!). Quando siamo presenti e consapevoli in movimento, possiamo utilizzare la sinergia di corpo, mente e ambiente per alimentare una grata forma di consapevolezza dell’interconnessione con gli altri esseri e la terra. Buddha in persona indicava ulteriori benefici di questa pratica: maggiore tolleranza quando si viaggia o si è sotto sforzo, una migliore resistenza alle malattie, una migliore digestione e una concentrazione duratura.
Leggete le istruzioni di nove insegnanti buddhisti per la meditazione camminata. Forse nessun insegnante buddhista moderno ha dedicato tanta attenzione alla meditazione camminata quanto il maestro zen vietnamita Thich Nhat Hanh. Leggete i suoi suggerimenti per la meditazione camminata.
LIVELLO 2 | MODULO 10
La meditazione con il respiro, o «consapevolezza del respiro», è una delle forme più antiche di meditazione buddhista.
Spesso è proprio per via di emozioni difficili che iniziamo a meditare – il buddhismo propone delle specifiche tecniche per conoscer i nostri sentimenti.
Popolare nella tradizione zen, la meditazione camminata prende la consapevolezza dal suo cuscino e la porta a fare un giro.
La meditazione mettā, o amorevolezza, è una pratica popolare sostenuta dal Buddha come antidoto alla paura e all’ostilità.
In alcune scuole buddhiste, in particolare nel buddhismo tibetano, la creatività naturale della mente viene incanalata nel sostenere i praticanti nel cammino verso il risveglio.
Come la maggior parte delle tradizioni spirituali, il buddhismo utilizza la voce come strumento di meditazione. In molte tradizioni buddhiste si usa il canto in un modo o nell’altro.
Pratica tratta dagli insegnamenti sull’addestramento della mente (lojong), il tonglen è usato per superare l’autocompiacimento.
Nelle tradizioni buddhiste è comune inchinarsi alle rappresentazioni del Buddha, alle immagini dei bodhisattva (esseri illuminati) e ai maestri del passato e del presente.
La pratica di contemplare la propria morte può aiutarci a vivere più pienamente in questo momento.
Comune a diverse tradizioni, un mantra è una parola, una sillaba o una frase sacra usata come invocazione o come oggetto di contemplazione.
Nello zen, un kōan è un indovinello o una frase paradossale pronunciata da un insegnante per aiutare gli studenti ad allontanarsi da forme di pensiero o ragionamento automatiche.
Al di fuori del mondo occidentale, la pratica principale dei buddhisti di tutto il mondo non è la meditazione, ma la coltivazione del merito.
Da tempo i buddhisti visitano i luoghi sacri per acquisire meriti, sperimentare potenti energie spirituali e approfondire la loro pratica.
I buddhisti circumambulano gli stupa, i santuari, i templi, le montagne e altri oggetti devozionali per purificare il karma negativo e rendere omaggio.
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