BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 10 | SCHEDA 2
Quando meditiamo, alleniamo la mente a riconoscere e accettare le nostre esperienze nel momento, con delicatezza e senza giudizio, comprese le emozioni – riconoscerle ed elaborarle è una parte essenziale della preparazione alla meditazione.
In molti si avvicinano alla meditazione per superare stress, tristezza, dolore, gelosia, rabbia, risentimento e così via. In effetti, ci ritroviamo costantemente a cercare di evitare le emozioni spiacevoli e di aggrapparci a quelle piacevoli. Il Buddha insegna che la fissazione sui nostri stati emotivi è causa di sofferenza. Capire il funzionamento delle emozioni, i loro effetti e come elaborarle può avvicinarci al benessere e alla libertà.
Nella meditazione si crea una distanza vigile fra le emozioni nel loro manifestarsi e la nostra tendenza a tenercele strette, rifiutarle o ignorarle. Concentrandosi sul respiro, per esempio, riusciamo a essere fermi nello spirito e a mantenerci vigili. Oppure possiamo osservare le sensazioni fisiche che accompagnano le emozioni, invece di lasciare che la nostra mente si ritrovi coinvolta nelle storie evocate dalle emozioni.
In alcune forme di meditazione, la consapevolezza delle emozioni può essere sfruttata attivamente per giungere a una visione diretta della loro natura e della natura della mente che le produce, oppure per favorire la compassione e un’esperienza di interconnessione. Nella meditazione Mettā, o gentilezza amorevole, la consapevolezza e la buona volontà servono a produrre aspirazioni sincere alla pace e benessere, per noi stessi e per gli innumerevoli esseri che condividono il nostro mondo.
Leggete i consigli di Pema Chödrön su come meditare con le emozioni, o di Sharon Salzberg su come usare la mindfulness per gestire le emozioni difficili.
LIVELLO 2 | MODULO 10
La meditazione con il respiro, o «consapevolezza del respiro», è una delle forme più antiche di meditazione buddhista.
Spesso è proprio per via di emozioni difficili che iniziamo a meditare – il buddhismo propone delle specifiche tecniche per conoscer i nostri sentimenti.
Popolare nella tradizione zen, la meditazione camminata prende la consapevolezza dal suo cuscino e la porta a fare un giro.
La meditazione mettā, o amorevolezza, è una pratica popolare sostenuta dal Buddha come antidoto alla paura e all’ostilità.
In alcune scuole buddhiste, in particolare nel buddhismo tibetano, la creatività naturale della mente viene incanalata nel sostenere i praticanti nel cammino verso il risveglio.
Come la maggior parte delle tradizioni spirituali, il buddhismo utilizza la voce come strumento di meditazione. In molte tradizioni buddhiste si usa il canto in un modo o nell’altro.
Pratica tratta dagli insegnamenti sull’addestramento della mente (lojong), il tonglen è usato per superare l’autocompiacimento.
Nelle tradizioni buddhiste è comune inchinarsi alle rappresentazioni del Buddha, alle immagini dei bodhisattva (esseri illuminati) e ai maestri del passato e del presente.
La pratica di contemplare la propria morte può aiutarci a vivere più pienamente in questo momento.
Comune a diverse tradizioni, un mantra è una parola, una sillaba o una frase sacra usata come invocazione o come oggetto di contemplazione.
Nello zen, un kōan è un indovinello o una frase paradossale pronunciata da un insegnante per aiutare gli studenti ad allontanarsi da forme di pensiero o ragionamento automatiche.
Al di fuori del mondo occidentale, la pratica principale dei buddhisti di tutto il mondo non è la meditazione, ma la coltivazione del merito.
Da tempo i buddhisti visitano i luoghi sacri per acquisire meriti, sperimentare potenti energie spirituali e approfondire la loro pratica.
I buddhisti circumambulano gli stupa, i santuari, i templi, le montagne e altri oggetti devozionali per purificare il karma negativo e rendere omaggio.
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