IL BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 10 | SCHEDA 14
La circumambulazione, l’atto di camminare in cerchio intorno a un oggetto di venerazione, è comune a molte tradizioni religiose del mondo. I buddhisti circumambulano per mostrare devozione, rendere omaggio, perfezionare la mente e accumulare meriti. Per quanto la pratica sia antecedente al Buddha, questi la menzionò più volte nel corso della sua carriera di insegnante e disse che purificava il karma negativo e assicurava una rinascita favorevole.
Nella circumambulazione buddhista (pradakṣiṇā), il praticante si muove in senso orario intorno a un oggetto devozionale, tenendolo alla propria destra mentre medita, prega o recita i mantra. La direzione ha un suo significato: nella religione e nella cultura indiana si crede infatti che il lato destro sia più puro di quello sinistro, poiché la mano destra viene usata per mangiare e la sinistra per pulire, il che la rende impura in termini rituali.
I buddhisti circumambulano molti tipi diversi di oggetti devozionali: stūpa (santuari), templi, statue, montagne sacre, persino persone. Quando il Buddha visitò la sua casa ancestrale a Kapilavastu, gli anziani del suo clan gli fecero un inchino, poi lo circumambularono mentre sedeva in mezzo a loro, in segno di rispetto.
Secondo la tradizione buddhista, la circumambulazione dovrebbe essere praticata con il corpo, la parola e la mente: camminando, recitando preghiere e pensando pensieri propizi. Come ha osservato il maestro tibetano Lama Zopa, «se la mente è distratta e si spettegola durante la circumambulazione, non c’è grande beneficio». Nel buddhismo l’intenzione è sempre più importante del rituale.
Alcune tradizioni attribuiscono grande importanza alla quantità e alla durata delle circumambulazioni, ma le regole variano a seconda del luogo e della tradizione. La linea guida generale è che più circumambulazioni si fanno, meglio è: un minimo di tre volte è consuetudine, in onore della Triplice gemma. Ma in ogni caso, il numero giusto è il numero di circumambulazioni che si è in grado di fare, e il momento giusto è quello in cui è possibile farle.
Una delle circumambulazioni più famose (e più lunghe) del mondo buddhista è il percorso di 51 km intorno al Monte Kailash in Tibet, conosciuto come la casa di Chakrasamvara, il Buddha della Grande Beatitudine. Chi è abituato alle alte quote può completare l’intero circuito in 14 ore, ma per la maggior parte dei pellegrini sono necessari più giorni. I praticanti particolarmente devoti, percorrono l’intero circuito prostrandosi con tutto il loro corpo: si lasciano cadere a terra e poi si sdraiano a faccia in giù, con il corpo disteso e le braccia distese davanti a sé. Dopo ogni prostrazione, il devoto si alza, fa un passo avanti e ripete il processo. Viaggiare così è molto faticoso, ma si dice che produca grandi meriti. Altri famosi percorsi di circumambulazione buddhista sono il giro del tempio Mahabodhi a Bodhgaya, lo stūpa di Boudhanath a Kathmandu, il Tempio Jokhang in Tibet e il Tempio del Dalmata in Tibet e il tempio del Dalai Lama a Dharamsala. In Giappone, i cosiddetti «monaci maratoneti» della setta Tendai circumambulano il Monte Hiei – e infine l’intera città di Kyoto – nel corso di un estenuate circuito di 1.000 giorni.
La circumambulazione è oggetto di due installazioni video al Rubin Museum, un museo di arte himalayana di New York.
LIVELLO 2 | MODULO 10
La meditazione con il respiro, o «consapevolezza del respiro», è una delle forme più antiche di meditazione buddhista.
Spesso è proprio per via di emozioni difficili che iniziamo a meditare – il buddhismo propone delle specifiche tecniche per conoscer i nostri sentimenti.
Popolare nella tradizione zen, la meditazione camminata prende la consapevolezza dal suo cuscino e la porta a fare un giro.
La meditazione mettā, o amorevolezza, è una pratica popolare sostenuta dal Buddha come antidoto alla paura e all’ostilità.
In alcune scuole buddhiste, in particolare nel buddhismo tibetano, la creatività naturale della mente viene incanalata nel sostenere i praticanti nel cammino verso il risveglio.
Come la maggior parte delle tradizioni spirituali, il buddhismo utilizza la voce come strumento di meditazione. In molte tradizioni buddhiste si usa il canto in un modo o nell’altro.
Pratica tratta dagli insegnamenti sull’addestramento della mente (lojong), il tonglen è usato per superare l’autocompiacimento.
Nelle tradizioni buddhiste è comune inchinarsi alle rappresentazioni del Buddha, alle immagini dei bodhisattva (esseri illuminati) e ai maestri del passato e del presente.
La pratica di contemplare la propria morte può aiutarci a vivere più pienamente in questo momento.
Comune a diverse tradizioni, un mantra è una parola, una sillaba o una frase sacra usata come invocazione o come oggetto di contemplazione.
Nello zen, un kōan è un indovinello o una frase paradossale pronunciata da un insegnante per aiutare gli studenti ad allontanarsi da forme di pensiero o ragionamento automatiche.
Al di fuori del mondo occidentale, la pratica principale dei buddhisti di tutto il mondo non è la meditazione, ma la coltivazione del merito.
Da tempo i buddhisti visitano i luoghi sacri per acquisire meriti, sperimentare potenti energie spirituali e approfondire la loro pratica.
I buddhisti circumambulano gli stupa, i santuari, i templi, le montagne e altri oggetti devozionali per purificare il karma negativo e rendere omaggio.
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