IL BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 10 | SCHEDA 13
I pellegrini buddhisti vanno in pellegrinaggio nei luoghi sacri da migliaia di anni. Sul letto di morte, il Buddha parlò ai suoi discepoli di quattro luoghi «che una persona pia dovrebbe visitare e guardare con sentimenti di riverenza». Quei quattro luoghi erano Lumbini, il luogo di nascita del Buddha; Bodhgaya, dove raggiunse il nirvāṇa; Sarnath, dove tenne il suo primo insegnamento, e Kushinagar, dove morì. Le istruzioni del Buddha hanno dato inizio a una lunga tradizione che i praticanti buddhisti continuano a seguire. Oggi questi quattro siti costituiscono un circuito di pellegrinaggio nel Nepal meridionale e negli Stati indiani del Bihar e dell’Uttar Pradesh.
Nel corso del tempo, si sono aggiunti nuovi luoghi di pellegrinaggio, prima luoghi significativi della vita del Buddha e poi luoghi significativi della vita di altri importanti buddhisti. L’imperatore indiano Aśoka, una figura importante nella storia del buddismo, istituì diverse mete di pellegrinaggio e si dice che abbia costruito 84.000 stūpa (santuari) contenenti reliquie del Buddha. Col diffondersi della religione, i buddhisti stabilirono siti sacri di venerazione e di pellegrinaggio in Sri Lanka, nel Sud-est asiatico, nella regione himalayana e in Asia orientale.
I siti sono estremamente diversi: templi attivi, siti archeologici e rovine, stūpa che segnano il passaggio di santi buddhisti e meraviglie naturali – generalmente boschetti sacri in India o montagne paradisiache in Asia orientale. Pare che alcuni luoghi di pellegrinaggio come il Tempio del Dente a Kandy, nello Sri Lanka, custodiscano reliquie del Buddha o di altri maestri. Altri siti di venerazione includono percorsi prestabiliti, come per esempio il percorso di 750 miglia di 88 templi sull’isola di Shikoku in Giappone e il percorso di 32 miglia che i tibetani percorrono per circumambulare il Monte Kailash. Kailash.
Un pellegrinaggio può essere un’impresa che richiede una pianificazione e risorse speciali; per molti è il culmine di anni di pratica o l’obiettivo di una vita. Per i laici il viaggio costituisce un’importante occasione per generare meriti, e approfondire e intensificare la loro pratica. Nel pellegrinaggio di Shikoku, per esempio, i pellegrini indossano abiti che segnalano la loro speciale condizione e, come i monaci e le monache, ricevono offerte di cibo. I pellegrinaggi sono anche attività economiche, dato che raccolgono fondi per i centri religiosi e le regioni frequentate dai viaggiatori spirituali. Il Buddha diceva che chi muore durante un pellegrinaggio si assicura una rinascita celeste, poiché si tratta di uno spazio liminale tra il mondano e il sacro, ed entrandovi, il pellegrino diventa partecipe della dimensione sacra.
Dal momento che il buddhismo varia così tanto da Paese a Paese e da cultura a cultura, il pellegrinaggio è un’importante occasione per conoscere culture e tradizioni lontane da casa.
Scoprite i quattro siti sacri in questo articolo. Oppure unitevi all’autore Pico Iyer mentre si chiede perché un buddhista dovrebbe viaggiare.
LIVELLO 2 | MODULO 10
La meditazione con il respiro, o «consapevolezza del respiro», è una delle forme più antiche di meditazione buddhista.
Spesso è proprio per via di emozioni difficili che iniziamo a meditare – il buddhismo propone delle specifiche tecniche per conoscer i nostri sentimenti.
Popolare nella tradizione zen, la meditazione camminata prende la consapevolezza dal suo cuscino e la porta a fare un giro.
La meditazione mettā, o amorevolezza, è una pratica popolare sostenuta dal Buddha come antidoto alla paura e all’ostilità.
In alcune scuole buddhiste, in particolare nel buddhismo tibetano, la creatività naturale della mente viene incanalata nel sostenere i praticanti nel cammino verso il risveglio.
Come la maggior parte delle tradizioni spirituali, il buddhismo utilizza la voce come strumento di meditazione. In molte tradizioni buddhiste si usa il canto in un modo o nell’altro.
Pratica tratta dagli insegnamenti sull’addestramento della mente (lojong), il tonglen è usato per superare l’autocompiacimento.
Nelle tradizioni buddhiste è comune inchinarsi alle rappresentazioni del Buddha, alle immagini dei bodhisattva (esseri illuminati) e ai maestri del passato e del presente.
La pratica di contemplare la propria morte può aiutarci a vivere più pienamente in questo momento.
Comune a diverse tradizioni, un mantra è una parola, una sillaba o una frase sacra usata come invocazione o come oggetto di contemplazione.
Nello zen, un kōan è un indovinello o una frase paradossale pronunciata da un insegnante per aiutare gli studenti ad allontanarsi da forme di pensiero o ragionamento automatiche.
Al di fuori del mondo occidentale, la pratica principale dei buddhisti di tutto il mondo non è la meditazione, ma la coltivazione del merito.
Da tempo i buddhisti visitano i luoghi sacri per acquisire meriti, sperimentare potenti energie spirituali e approfondire la loro pratica.
I buddhisti circumambulano gli stupa, i santuari, i templi, le montagne e altri oggetti devozionali per purificare il karma negativo e rendere omaggio.
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