IL BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 10 | SCHEDA 12
Al di fuori dell’Occidente, la pratica più diffusa non è la meditazione, ma la coltivazione del merito (in sanscrito, puṇya; in pāli, puñña), prodotto intangibile delle buone azioni che produrrà risultati benefici in futuro. Guadagnare meriti è di primaria importanza per molti buddhisti, e l’atto di generarli e trasferirli è centrale nella tradizionale relazione tra laici e monaci. Gli insegnamenti buddhisti sostengono che le attività legate all’acquisizione del merito migliorano l’individuo e il mondo in generale.
Il Buddha era consapevole che non tutti i destinatari dei suoi insegnamenti erano pronti a dedicare completamente la propria vita alla ricerca dell’illuminazione, il che spesso significava lasciare la propria casa per unirsi a un ordine monastico. Grazie all’accumulo di meriti, diventa tuttavia possibile suddividere il viaggio in più tappe e rinascere così in circostanze più favorevoli al raggiungimento del nirvāṇa, la liberazione dal ciclo di nascita e morte.
Il Buddha descrive tre tipi di atti che generano meriti:
1) La donazione (dāna)
2) La moralità (sīla)
3) Lo sviluppo mentale (bhāvanā).
Il dono può assumere la forma di carità verso i bisognosi o di generosità in generale. I beneficiari più importanti del dono, tuttavia, sono gli insegnanti buddhisti. Ai tempi del Buddha, i laici potevano guadagnare meriti facendo offerte al Buddha e ai suoi monaci e monache in cambio di insegnamenti. La maggior parte delle comunità buddhiste opera ancora oggi in questo modo: i laici sostengono finanziariamente i monaci, che ricambiano con l’istruzione.
La moralità, o virtù, consiste nel rispetto dei precetti – linee guida per una vita etica – e nell’adesione all’ottuplice sentiero, in particolare ai principi di retta parola, retta azione e retta vita.
Bhāvanā, spesso tradotto come meditazione, comprende l’intero campo della pratica buddhista: recitazione di mantra, pellegrinaggio, meditazione e studio dei testi. Tutte queste rette pratiche fanno guadagnare meriti.
Come la moneta, il merito può essere trasferito e le cerimonie per il trasferimento del merito da sé ad altri sono comuni nelle culture buddhiste. Si può dire che costituiscano una sofisticata «economia del merito». Il trasferimento dei meriti è un atto di generosità e un’attività che di per sé fa guadagnare meriti.
Il merito potrebbe sembrare qualcosa di materialista, una sorta di transazione, tuttavia è una pratica intrinsecamente preziosa. Il Buddha disse: «Se la gente conoscesse, come io lo conosco, il risultato del dare e del condividere […] se le persone sapessero, come io lo so, il risultato del dare e del condividere […] anche se fosse il loro ultimo boccone, non mangerebbero senza averlo condiviso, se ci fosse qualcuno con cui condividerlo».
Le istituzioni buddhiste occidentali stanno facendo qualcosa che non è mai stato fatto nella storia della religione: mettere in pratica un modello finanziario slegato dal merito. Jeff Wilson, professore e sacerdote, esamina questo fenomeno in «The Merit Economy».
LIVELLO 2 | MODULO 10
La meditazione con il respiro, o «consapevolezza del respiro», è una delle forme più antiche di meditazione buddhista.
Spesso è proprio per via di emozioni difficili che iniziamo a meditare – il buddhismo propone delle specifiche tecniche per conoscer i nostri sentimenti.
Popolare nella tradizione zen, la meditazione camminata prende la consapevolezza dal suo cuscino e la porta a fare un giro.
La meditazione mettā, o amorevolezza, è una pratica popolare sostenuta dal Buddha come antidoto alla paura e all’ostilità.
In alcune scuole buddhiste, in particolare nel buddhismo tibetano, la creatività naturale della mente viene incanalata nel sostenere i praticanti nel cammino verso il risveglio.
Come la maggior parte delle tradizioni spirituali, il buddhismo utilizza la voce come strumento di meditazione. In molte tradizioni buddhiste si usa il canto in un modo o nell’altro.
Pratica tratta dagli insegnamenti sull’addestramento della mente (lojong), il tonglen è usato per superare l’autocompiacimento.
Nelle tradizioni buddhiste è comune inchinarsi alle rappresentazioni del Buddha, alle immagini dei bodhisattva (esseri illuminati) e ai maestri del passato e del presente.
La pratica di contemplare la propria morte può aiutarci a vivere più pienamente in questo momento.
Comune a diverse tradizioni, un mantra è una parola, una sillaba o una frase sacra usata come invocazione o come oggetto di contemplazione.
Nello zen, un kōan è un indovinello o una frase paradossale pronunciata da un insegnante per aiutare gli studenti ad allontanarsi da forme di pensiero o ragionamento automatiche.
Al di fuori del mondo occidentale, la pratica principale dei buddhisti di tutto il mondo non è la meditazione, ma la coltivazione del merito.
Da tempo i buddhisti visitano i luoghi sacri per acquisire meriti, sperimentare potenti energie spirituali e approfondire la loro pratica.
I buddhisti circumambulano gli stupa, i santuari, i templi, le montagne e altri oggetti devozionali per purificare il karma negativo e rendere omaggio.
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