BUDDHISMO PER CHI COMINCIA  |  LIVELLO 2 |  MODULO 1 | SCHEDA 3

Che cos'è il buddhismo vajrayāna?

La Ruota dell’esistenza (bhavacakra), è un motivo ricorrente nell’arte vajrayāna: la ruota rappresenta il saṃsāra, il ciclo di sofferenza e rinascita, e i tre veleni dell’ira, avidità e illusione a causa dei quali gli esseri vi rimangono intrappolati. | Ruota dell’esistenza, Tibet, primo XX secolo; pigmenti su tessuto. Su gentile concessione del Rubin Museum of Art. Precedentemente parte della collezione di Navin Kumar, New York. C2004.21.1 (HAR 65356).

Il buddhismo vajrayāna è una forma di mahāyāna  nata nel nord dell’India intorno al V secolo d.C.; instauratasi in Tibet fra VII e VIII secolo e poi diffusasi nella regione dell’Himalaya. È generalmente nota come buddhismo tibetano benché forme di buddhismo tantrico si trovino anche in Giappone, nelle tradizioni Shingon e Tendai. Il vajrayāna prende il proprio nome dal termine sanscrito vajra, «diamante» o «folgore», che lascia intuire la potenza dei suoi metodi.

Sebbene il buddhismo vajrayāna in generale condivida con le scuole mahāyāna  la prospettiva secondo cui siamo già perfezionati e possiamo raggiungere l’illuminazione nel corso di una sola vita, questa tradizione si considera il metodo più veloce per il risveglio. Il suo canone è costituito da testi noti come Kangyur (sutra e tantra che si ritiene riportino le parole del Buddha) e Tangyur (commenti).

 Il vajrayāna, così come il mahāyāna, non fa distinzioni fra saṃsāra e nirvāṇa: abbraccia in egual misura passioni e avversioni quali mezzi «abili» per raggiungere il risveglio. Per quanto anche la tradizione vajrayāna guardi all’ideale mahāyāna del bodhisattva, il suo panteon di esseri celesti è più esteso, e include una gran quantità di feroci divinità protettrici, fra cui le Ḍākinī. Il devatayoga – nel quale lo studente assume l’identità di una divinità d’elezione che rappresenta le virtù illuminate – è una pratica centrale, che si svolge sotto la guida del guru o del lama, il maestro che inizia il discente alle pratiche esoteriche. Il rituale è un elemento chiave, nel quale rientrano la ripetizione dei mantra (sillabe e versi sacri); la visualizzazione dei mandala (diagrammi sacri), movimenti scari delle mani (mudra) e prostrazioni. Il Ngöndro, una serie di preliminari, è il prerequisito fondamentale per le pratiche tantriche più elevate, fra le quali rientra l’unione simbolica fra il principio femminile (saggezza) e quello maschile (compassione). Le pratiche tantriche sono in larga parte tenute segrete in modo da preservare la santità degli insegnamenti e proteggere i praticanti da energie che potrebbero non essere ancora in grado di affrontare.

Delle quattro principali scuole del buddhismo tibetano, la più antica è la Nyingma, che si ritiene sia stata fondata dal maestro indiano dell’VIII secolo, Padmasambhava, noto anche come Guru Rinpoche. Riverito quale secondo Buddha, si dice che abbia occultato alcuni testi, i terma (tesori nascosti), che sarebbero stati rinvenuti in seguito, tanto fisicamente quanto negli insegnamenti dei maestri sacri, i tertön. La scuola sakya, guidata dal sakya trizin (titolo ereditario) è strettamente associata al Hevajra-tantra, un testo sul non-dualismo, rappresentato dalla sacra unione fra la divinità Hevajra e il suo consorte. La scuola kagyü fa risalire le proprie origini e le proprie pratiche allo yogi indiano Tilopa, al maestro Nāropā, al traduttore Marpa e al suo discepolo Milarepa, santo-poeta del Tibet. La scuola kagyü introdusse il sistema trülku, fondato sulla pratica di riconoscere le reincarnazioni dei grandi maestri e continuarne così i lignaggi. La Gelug, la più recente delle maggiori scuole vajrayāna, è una setta monastica che incorpora elementi delle scuole antecedenti – suo rappresentante più noto è il Dalai Lama.

 

Chi meglio del Dalai Lama in persona può spiegare gli elementi base della vajrayāna? Qui, inoltre, potrete scoprire di più su Kobo Daishi, fondatore della scuola Shingon, una forma di vajrayāna diffusa in Giappone e poco nota in Occidente.

 

LIVELLO 2 | MODULO 1

Che differenza c’è tra theravāda, mahāyāna e vajrayāna?

Theravāda, o «via degli anziani» è l’unica setta sopravvissuta fra quante nacquero in seguito alla morte del Buddha.

Leggi di più

La tradizione mahāyāna («grande veicolo»), nata nel IV secolo, è oggi la setta buddhista più diffusa nel mondo.

Leggi di più

Forma del buddhismo mahāyāna, il veicolo del vajrayāna («il diamante») è noto per i suoi metodi veloci ed efficaci per conseguire l’illuminazione.

Leggi di più

Iscriviti alla newsletter di GATE

Resta aggiornato con tutte le ultime novità

In caso di consenso conferito spuntando le caselle sopra riportate, i suoi dati saranno trattati da Unione Buddhista Italiana - UBI, con sede in Circonvallazione Clodia 163/167– 00195 Roma, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali al fine di inviarle all’indirizzo e-mail da lei fornito la nostra newsletter e invitarla a partecipare a eventuali sondaggi. I dati che saranno trattati sono quelli da lei inseriti nel modulo sopra. Potrà in ogni momento revocare il consenso disiscrivendosi tramite il link riportato in calce alla newsletter. Maggiori informazioni in tema di finalità del trattamento, base giuridica, destinatari, termini di conservazione e diritti dell’interessato potranno essere consultati nell’informativa privacy (https://gategate.it/privacy/).

Casa editrice

Casa discografica