BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 1 | MODULO 6 | SCHEDA 5
Il fine vita è un tema dibattuto all’interno di molte comunità buddhiste e in generale nella società attuale. Eiste una visione restrittiva (come nelle forme della tradizione theravāda) secondo cui ogni tipo di suicidio, anche volto ad alleviare le proprie estreme sofferenze fisiche o l’incombere della demenza, è considerato la più grande forma di azione nociva e un atto da cui si genera un karma negativo che influenzerà in maniera profonda le nascite e le vite future. Il che azzera le possibilità di elaborare il karma accumulato e di raggiungere il risveglio in questa vita. Il suicidio assistito fa un ulteriore passo avanti, dal momento che coinvolge altri nel porre fine alla vita del malato. La diversità delle tradizioni evidenzia tuttavia posizioni diverse e sfumate – dal suicidio dell’Arhat all’auto-immolazione per protesta – sulla cui interpretazione il dibattito storico-critico è ampio. Vedi qui per un approfondimento.
Senza dubbio, molti buddhisti sono combattuti rispetto al suicidio assistito o hanno una posizione opposta a quella ortodossa. Molti lo vedono come un atto di compassione, sia da parte della persona che vuole morire sia da parte di chi la assiste. Come hanno sostenuto diversi buddhisti, nel momento in cui si tratta di un’azione intrapresa da entrambe le parti con mente lucida e con l’intenzione di alleviare la sofferenza, è meno probabile che generi karma negativo o una rinascita futura sfavorevole. È anche improbabile che la mente del morente sia offuscata dalla paura e dal dolore durante il passaggio da questa vita all’altra.
Altri buddhisti, in particolare chi lavora nel contesto delle cure palliative e degli hospice, sostengono che il fine vita dovrebbe essere considerato caso per caso; giudicarlo con severità, secondo loro, è un problema tanto quanto l’atto stesso.
LIVELLO 1 | MODULO 6
La concezione buddhista del funzionamento della mente e i suoi mezzi per alleviare la sofferenza stanno plasmando il nostro approccio alla salute mentale in Occidente.
Il Buddha non ha insegnato ai suoi seguaci laici ad astenersi dalla politica. Ecco come i diversi lignaggi buddhisti concepiscono l’impegno politico.
La pratica dell’autoimmolazione solleva molte domande sui precetti buddhisti e sulla prospettiva buddhista sul suicidio.
La condotta etica è un fondamento della pratica buddhista, ma i centri di dharma (come ogni centro religioso) non sono immuni da comportamenti non etici.
Una questione scottante in molte comunità buddhiste – i buddhisti si sono posizionati in entrambi i fronti del dibattito.
Nonostante alcune dichiarazioni controverse del Dalai Lama negli anni Novanta, i precetti buddhisti valgono per tutti, indipendentemente dal genere o dall’orientamento sessuale.
Benché nulla, negli insegnamenti del Buddha, faccia direttamente riferimento a questo aspetto, ci sono alcune pratiche funerarie che richiedono di lasciare che il corpo giaccia indisturbato dopo la morte.
Gli insegnamenti del Buddha sono stati distorti per giustificare la violenza e persino l’omicidio in Myanmar.
Negli ultimi venticinque secoli, la maggior parte delle istituzioni buddhiste ha discriminato le donne. La situazione è cambiata negli ultimi decenni, nel corso dei quali le donne hanno fatto grandi passi avanti per una maggiore uguaglianza.
L’ordinazione femminile è una delle questioni più dibattute nelle comunità buddhiste di oggi.
Il crescente movimento del Buddhismo Verde, o Eco-Dharma, pone il benessere del pianeta al centro della pratica del dharma.
L’aborto ha ispirato molti dibattiti in ambito buddhista nel corso dei secoli. Oggi, molti buddhisti occidentali lo considerano una decisione personale che spetta alla madre.
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