BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 1 | MODULO 6 | SCHEDA 3
Nel 1963, il monaco buddista Thich Quang Duc, in segno di protesta contro l’oppressione dei buddhisti da parte del governo vietnamita, si cosparse di benzina e si diede fuoco, mantenendo la posizione meditativa mentre il suo corpo bruciava. Il fotoreporter Malcolm W. Browne immortalò quel terribile momento in una foto vincitrice del Premio Pulitzer.
Negli ultimi anni, alcuni monaci e monache buddhiste tibetane si sono dati fuoco, immolandosi in segno di protesta contro l’occupazione del Tibet da parte del governo cinese e per chiedere il ritorno del Dalai Lama dall’esilio. Nei quasi 70 anni trascorsi da quando la Cina ha invaso il suo vicino himalayano, il governo cinese ha tentato di cancellare la religione e la cultura tibetane, imprigionando, torturando e uccidendo chi era ritenuto un dissidente (tra cui molti monaci e monache). Negli anni Sessanta e Settanta, i monaci buddhisti vietnamiti si sono immolati per protestare contro le politiche anti-buddhiste del presidente del Vietnam del Sud e contro la guerra in Vietnam in generale.
Le immagini impressionanti delle autoimmolazioni hanno sollevato molti interrogativi su come queste possano conciliarsi con la pratica buddhista e con il precetto che vieta l’uccisione, nonché con la posizione buddhista sul suicidio. Dal punto di vista dei buddhisti che le sostengono, l’autoimmolazione non è un suicidio, ma un atto di protesta fisica che si conclude con la morte. Per alcuni si è trattato del più potente gesto di opposizione pubblica a disposizione dei monaci, un atto calcolato capace di attirare la maggiore attenzione possibile sulla loro causa.
Lo stesso Dalai Lama non condanna le autoimmolazioni né le condona, considerandole parte di «una questione politica molto delicata». Il monaco vietnamita Thich Nhat Hanh, celebre per la sua eloquenza nel richiedere la fine della guerra del Vietnam, scrisse nel 1965 una lettera al Dr. Martin Luther King Jr. per spiegare il suo sostegno ai monaci che si erano dati fuoco durante la guerra. Non si stavano suicidando, perché il loro obiettivo non era l’autodistruzione, bensì la compassione verso i loro simili. Scrisse: «Come il Buddha in una delle sue vite precedenti – come racconta un Jātaka – che si offrì a una leonessa affamata prossima a divorare i suoi cuccioli, il monaco, sacrificandosi per richiamare l’attenzione e richiedere il supporto delle persone nel mondo, crede di praticare la dottrina della massima compassione».
Da un punto di vista ortodosso (come in alcune forme della tradizione theravāda), tuttavia, è impossibile considerare l’autoimmolazione come un’azione adeguata. Qualsiasi atto di autolesionismo genera inevitabilmente un karma negativo e, se porta alla morte, sarebbe a tutti gli effetti considerato un suicidio.
Leggete qui per saperne di più sulla sorveglianza cinese delle comunità tibetane negli insediamenti per rifugiati in Nepal e a Lhasa, la capitale del Tibet. Ancor prima che il dolore e la violenza si abbattessero sul Tibet e sul Vietnam del XX e del XXI secolo, l’autoimmolazione svolgeva comunque un ruolo nelle società buddhiste; per saperne di più, lo studioso James A. Benn illustra la storia dell’autoimmolazione nel buddhismo.
LIVELLO 1 | MODULO 6
La concezione buddhista del funzionamento della mente e i suoi mezzi per alleviare la sofferenza stanno plasmando il nostro approccio alla salute mentale in Occidente.
Il Buddha non ha insegnato ai suoi seguaci laici ad astenersi dalla politica. Ecco come i diversi lignaggi buddhisti concepiscono l’impegno politico.
La pratica dell’autoimmolazione solleva molte domande sui precetti buddhisti e sulla prospettiva buddhista sul suicidio.
La condotta etica è un fondamento della pratica buddhista, ma i centri di dharma (come ogni centro religioso) non sono immuni da comportamenti non etici.
Una questione scottante in molte comunità buddhiste – i buddhisti si sono posizionati in entrambi i fronti del dibattito.
Nonostante alcune dichiarazioni controverse del Dalai Lama negli anni Novanta, i precetti buddhisti valgono per tutti, indipendentemente dal genere o dall’orientamento sessuale.
Benché nulla, negli insegnamenti del Buddha, faccia direttamente riferimento a questo aspetto, ci sono alcune pratiche funerarie che richiedono di lasciare che il corpo giaccia indisturbato dopo la morte.
Gli insegnamenti del Buddha sono stati distorti per giustificare la violenza e persino l’omicidio in Myanmar.
Negli ultimi venticinque secoli, la maggior parte delle istituzioni buddhiste ha discriminato le donne. La situazione è cambiata negli ultimi decenni, nel corso dei quali le donne hanno fatto grandi passi avanti per una maggiore uguaglianza.
L’ordinazione femminile è una delle questioni più dibattute nelle comunità buddhiste di oggi.
Il crescente movimento del Buddhismo Verde, o Eco-Dharma, pone il benessere del pianeta al centro della pratica del dharma.
L’aborto ha ispirato molti dibattiti in ambito buddhista nel corso dei secoli. Oggi, molti buddhisti occidentali lo considerano una decisione personale che spetta alla madre.
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