BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 1 | MODULO 6 | SCHEDA 10
L’ordinazione femminile è una delle questioni più dibattute nelle comunità buddhiste di oggi. Secondo la tradizione, il Buddha inizialmente rifiutò di ordinare le donne, ma la sua matrigna, Mahāprajāpatī, e il suo discepolo Ānanda lo convinsero a farlo. Alla fine il Buddha istituì un «quadruplice saṅgha» o comunità di monaci, monache, laici e laiche, nel quale monaci e monache passavano dal rango di novizi a un’ordinazione completa, rispettivamente come bhikkhu e bhikkhunī.
Tuttavia, alle monache furono imposte regole aggiuntive note come otto garudhamma («regole gravose») che ne sancivano la subordinazione ai monaci. Vale la pena notare che alcuni studiosi sostengono che i garudhamma siano stati un’aggiunta successiva che non aveva nulla a che fare con il Buddha. Alcuni teorizzano che queste regole siano state istituite per placare i laici: conferendo alle monache uno status inferiore si sarebbe rispecchiata la loro posizione nell’antica società indiana.
Nel corso dei secoli, gli ordini femminili nelle nazioni in cui prevale la tradizione theravāda del Sud-Est asiatico sono stati indeboliti e spazzati via da invasioni, guerre, carestie e dall’endemica condizione di assoggettamento delle donne, mentre in altre regioni, come il Tibet, l’ordinazione completa come bhikkhunī non è mai stata introdotta. L’ordinazione come novizie e laiche era l’unica opzione a disposizione di chi, nel contesto di quelle tradizioni, aveva rinunciato ai beni terreni per la vita monastica. Tuttavia, i lignaggi mahāyāna delle bhikkhunī sono sopravvissuti in Cina e nei luoghi in cui si è diffuso il buddhismo cinese, soprattutto Taiwan, Corea, Giappone e Vietnam.
Per una strana ironia, il codice monastico buddhista rende quasi impossibile far rivivere i lignaggi che si sono in gran parte estinti, dal momento che prevede che una monaca possa ricevere l’ordinazione completa solo da monache pienamente ordinate: in altre parole, le monache devono esistere per poter creare nuove monache. Il che crea un dilemma per le monache buddhiste theravāda e tibetane, poiché l’ordinazione completa come monaca è possibile solo nella tradizione cinese. Come ulteriore ostacolo, i membri di alcune gerarchie monastiche non considerano valida l’ordinazione in un’altra tradizione e ritengono illegittime le monache che hanno preso simili voti.
Negli ultimi decenni un movimento per la rinascita dell’ordinazione femminile ha cambiato il quadro della situazione. Centinaia di donne delle tradizioni theravāda e tibetana hanno ricevuto l’ordinazione bhikkhunī da officianti e precettori cinesi, coreani, vietnamiti, giapponesi e taiwanesi. Tuttavia, come già detto, la legittimità di tali ordinazioni è oggetto di dibattito; i gruppi conservatori generalmente non le considerano valide, mentre i gruppi progressisti sostengono la causa. Sua Santità il XIV Dalai Lama e molti altri leader buddhisti appoggiano la rinascita dell’ordinazione completa per le donne, mentre Sakyadhita, l’associazione globale delle donne buddhiste, ha fatto dell’equità di genere nel contesto dell’ordinazione monastica uno dei suoi obiettivi principali.
La scrittrice Mary Talbot esamina la questione dell’ordinazione delle bhikkhunī e la definisce il soffitto di cristallo del buddhismo. Il monaco della foresta thailandese Ajahn Brahm pensa che il buddhismo debba ripristinare l’ordinazione femminile per poter diventare motore di trasformazione sociale, e due monache theravāda ordinate come bhikkhunī nella tradizione cinese, Ayya Anandabodhi e Ayya Santacitta, parlano della loro decisione.
LIVELLO 1 | MODULO 6
La concezione buddhista del funzionamento della mente e i suoi mezzi per alleviare la sofferenza stanno plasmando il nostro approccio alla salute mentale in Occidente.
Il Buddha non ha insegnato ai suoi seguaci laici ad astenersi dalla politica. Ecco come i diversi lignaggi buddhisti concepiscono l’impegno politico.
La pratica dell’autoimmolazione solleva molte domande sui precetti buddhisti e sulla prospettiva buddhista sul suicidio.
La condotta etica è un fondamento della pratica buddhista, ma i centri di dharma (come ogni centro religioso) non sono immuni da comportamenti non etici.
Una questione scottante in molte comunità buddhiste – i buddhisti si sono posizionati in entrambi i fronti del dibattito.
Nonostante alcune dichiarazioni controverse del Dalai Lama negli anni Novanta, i precetti buddhisti valgono per tutti, indipendentemente dal genere o dall’orientamento sessuale.
Benché nulla, negli insegnamenti del Buddha, faccia direttamente riferimento a questo aspetto, ci sono alcune pratiche funerarie che richiedono di lasciare che il corpo giaccia indisturbato dopo la morte.
Gli insegnamenti del Buddha sono stati distorti per giustificare la violenza e persino l’omicidio in Myanmar.
Negli ultimi venticinque secoli, la maggior parte delle istituzioni buddhiste ha discriminato le donne. La situazione è cambiata negli ultimi decenni, nel corso dei quali le donne hanno fatto grandi passi avanti per una maggiore uguaglianza.
L’ordinazione femminile è una delle questioni più dibattute nelle comunità buddhiste di oggi.
Il crescente movimento del Buddhismo Verde, o Eco-Dharma, pone il benessere del pianeta al centro della pratica del dharma.
L’aborto ha ispirato molti dibattiti in ambito buddhista nel corso dei secoli. Oggi, molti buddhisti occidentali lo considerano una decisione personale che spetta alla madre.
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