BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 1 | MODULO 5 | SCHEDA 8
Negli anni Sessanta, quando la meditazione è diventata popolare in Occidente, veniva considerata una sorta di «sballo senza droga». Successivamente è stata associata al rilassamento, con tanto di studi a supporto della tesi.
Non tutte queste pubblicazioni parlavano specificamente della meditazione buddhista, ma per la cultura popolare occidentale è stato naturale collegare la meditazione buddhista alla serenità, portando così ad assimilare l’illuminazione alla fuga in una beata tranquillità – il sollievo definitivo dallo stress.
È vero che la tranquillità, o serenità, è uno dei sette fattori dell’illuminazione – le sette qualità che secondo il Buddha erano necessarie per il risveglio – ma gli altri fattori includono l’energia, la concentrazione e l’indagine dei fenomeni. Lo scopo principale delle pratiche buddhiste non è mai stato alleviare lo stress, ma sviluppare saggezza e compassione; in particolare, aiutarci a cambiare la nostra percezione di noi stessi e della realtà.
Anziché offrire una fuga temporanea dai problemi, la meditazione buddhista è un allenamento della mente; e parte di questo allenamento consiste nell’osservare da dove provenga la tensione e imparare a lasciarla andare, e nel dirigere la mente verso pensieri più proficui – ben diversi dalla fuga. Allenare la mente alla chiarezza e alla concentrazione ci aiuta a sviluppare un più profonda comprensione di noi stessi, della nostra vita e della realtà che ci circonda. Per questo il Buddha insegnò ai suoi discepoli a meditare.
Negli ultimi anni, la meditazione mindfulness in particolare è stata reclamizzata quale metodo per ridurre lo stress e ottenere una maggiore concentrazione e produttività. Gli effetti positivi della mindfulness sulla salute sono stati ben documentati, ma alcuni maestri buddhisti hanno espresso il timore che le tecniche di perfezionamento della mindfulness, del tutto avulse dai precetti buddhisti di saggezza e compassione, possano rafforzare i nostri impulsi egoistici anziché dissiparli. Il punto, in senso più ampio, è che la meditazione volta al rilassamento e la meditazione volta all’illuminazione sono cose diverse.
La mindfulness viene commercializzata come «cura universale»? I ritiri meditativi potrebbero non essere così rilassanti come ci si aspetta. Lo studioso Ronald Purser sostiene persino che la mindfulness venga piegata a interessi aziendali.
LIVELLO 1 | MODULO 5
La meditazione è parte rilevante degli insegnamenti del Buddha su come raggiungere il risveglio, ma non è una necessità.
La dottrina del non sé, o non io, non implica l’inesistenza dell’io, indica invece l’assenza di un io fisso e separato.
Il Dalai Lama è il buddhista più famoso del mondo, ma non è il leader del buddhismo.
La risposta breve è no, ma dipende da cosa significa «essere religiosi» per voi.
Molte persone iniziano a meditare con la convinzione di dover mettere a tacere la mente, ma non è in questi termini che il Buddha descriveva l’obiettivo di questa pratica.
Se è vero che il primo precetto dice di astenersi dal togliere la vita, non significa che per essere buddhisti si debba essere vegetariani.
Parte della confusione che aleggia intorno a questa domanda è dovuta a un’errata interpretazione dell’insegnamento chiave dell’originazione interdipendente.
La meditazione è un ottimo modo per farlo, ma è una pratica il cui scopo è di più ampia portata.
Mi dispiace, ma le emozioni fanno parte dell’essere umano! L’importante è che non facciano soffrire troppo.
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