BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 1 | MODULO 5 | SCHEDA 7
È opinione diffusa che l’idea «tutto è uno» sia un principio fondamentale del buddhismo, ma in realtà non è così, almeno per come viene comunemente inteso. Il che può spiegare, almeno in parte, perché il Dalai Lama stesso sembrasse confuso dalla barzelletta: «The Dalai Lama walks into a pizza shop and says:“can you make me one with everything?”». (Che, in inglese, può intendersi sia come «fammene una con tutto» sia come «rendimi uno col tutto»).
A volte il buddhismo viene definito una forma di monismo, un termine filosofico che indica la dottrina secondo cui tutto deriva da un unico principio o da un’unica origine. Esistono diverse filosofie monistiche che si differenziano in base a come il tutto coincide con l’uno e, a volte, in base a cosa sia il «tutto». Benché sia possibile trovare testi e commenti buddhisti che sembrano descrivere una sorta di «unità» sottostante alla realtà ordinaria, a uno sguardo più attento risulterà chiaro che «tutto è uno» non è una prospettiva buddhista.
Parte della confusione deriva da un’errata interpretazione della dottrina buddhista dell’originazione interdipendente, o coproduzione condizionata: l’insegnamento secondo cui tutti i fenomeni, in cui rientrano anche tutti gli esseri, fanno parte di una vasta rete di interdipendenze – i fenomeni entrano ed escono dall’esistenza a causa di condizioni generate da altri fenomeni.
Tuttavia, i maestri buddhisti sottolineano che, per quanto la nostra esistenza dipenda e sia condizionata da altri fenomeni, noi, come individui, siamo pur sempre responsabili di noi stessi e delle nostre azioni. Il Buddha disse: «Siamo noi a fare il male». «Siamo noi a essere puri».
Nell’insegnare l’origine interdipendente, il buddhismo mahāyāna sostiene che, dal momento che nulla esiste in maniera indipendente, tutti gli esseri e i fenomeni inter-esistono. Tuttavia, se nulla esiste di per sé e tutto inter-esiste, non possiamo concluderne che tutte le cose sono una? Non è così semplice.
Il Mādhyamika, la scuola della «Via di mezzo» del Mahāyāna, propone la dottrina delle «due verità», secondo la quale l’esistenza è sia relativa (o convenzionale) sia assoluta.
I fenomeni sono distinti in senso relativo, quotidiano, ma indistinguibili nella realtà assoluta. Il punto principale è che entrambi i tipi di esistenza sono veri. Non è corretto liquidare la nostra individualità come una falsa realtà; la realtà relativa è tanto vera quanto quella assoluta.
È senza dubbio vero che la pratica buddhista ci incoraggia a lasciarci alle spalle prospettive troppo incentrate sull’io e ad aprirci all’empatia e alla compassione per gli altri. Nell’ambito di questa pratica talvolta siamo incoraggiati a «essere uno con» questa o quella persona o gruppo. Rimaniamo tuttavia individui che interagiscono con altri individui.
Se prestiamo attenzione, ci rendiamo conto che non siamo separati da tutto il resto, scrive il maestro theravāda Jack Kornfield. Tuttavia il Buddha insegna che l’assenza di un «io» non è «unità», osserva il monaco thailandese della foresta Thanissaro Bhikkhu. Il maestro di meditazione della visione profonda Joseph Goldstein spiega l’originazione interdipendente, la catena di cause ed effetti che condiziona l’esistenza del nostro «io».
LIVELLO 1 | MODULO 5
La meditazione è parte rilevante degli insegnamenti del Buddha su come raggiungere il risveglio, ma non è una necessità.
La dottrina del non sé, o non io, non implica l’inesistenza dell’io, indica invece l’assenza di un io fisso e separato.
Il Dalai Lama è il buddhista più famoso del mondo, ma non è il leader del buddhismo.
La risposta breve è no, ma dipende da cosa significa «essere religiosi» per voi.
Molte persone iniziano a meditare con la convinzione di dover mettere a tacere la mente, ma non è in questi termini che il Buddha descriveva l’obiettivo di questa pratica.
Se è vero che il primo precetto dice di astenersi dal togliere la vita, non significa che per essere buddhisti si debba essere vegetariani.
Parte della confusione che aleggia intorno a questa domanda è dovuta a un’errata interpretazione dell’insegnamento chiave dell’originazione interdipendente.
La meditazione è un ottimo modo per farlo, ma è una pratica il cui scopo è di più ampia portata.
Mi dispiace, ma le emozioni fanno parte dell’essere umano! L’importante è che non facciano soffrire troppo.
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