BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 1 | MODULO 3 | SCHEDA 9
La risposta breve è no. La maggior parte dei maestri buddhisti oggi direbbe che non è necessario essere un monaco o una monaca per raggiungere l’illuminazione, anche se alcuni potrebbero dire che la vita monastica è più favorevole al risveglio.
Dai testi del canone pali, che contengono alcuni dei primi insegnamenti buddhisti, emerge che nel buddhismo delle origini il monachesimo fosse considerato l’unica via per l’illuminazione, con alcune eccezioni. Un laico poteva diventare «colui che entra nel flusso» ovvero una persona al primo stadio di risveglio, sulla buona strada per raggiungere l’illuminazione in una vita futura, ma il monachesimo era considerato la via esclusiva per diventare un arhat – una persona che ha realizzato appieno il proprio risveglio ed è libera dal ciclo delle rinascite. Si riteneva che monaci e monache potessero conseguire maggiori progressi perché dedicavano la loro vita alla pratica del dharma senza le distrazioni e le tentazioni della vita laica.
Il Buddha aveva molti seguaci laici, ma gli insegnamenti che impartiva loro differivano da quelli destinati ai suoi discepoli ordinati. Ai buddhisti laici veniva generalmente insegnato a osservare i cinque precetti laici, insieme ad altri insegnamenti etici, e a sostenere monaci e monache mediante l’elemosina. Il merito delle loro azioni virtuose avrebbe garantito loro la rinascita in una vita futura in cui avrebbero potuto prendere i voti monastici e dedicarsi così all’illuminazione.
Per secoli, tra i buddhisti theravāda del Sud-est asiatico è persistita la convinzione che per un laico sia impossibile diventare illuminato. Alcuni insegnanti theravāda mantengono questa posizione ancora oggi e le istituzioni monastiche continuano ad avere una grande importanza nella scuola Theravāda.
Il buddhismo mahāyāna ha condotto l’illuminazione al di fuori del monastero poiché convinto dell’universalità della Natura di Buddha, la capacità intrinseca di raggiungere il risveglio. Testi come il Sutra del Loto, fondamentale del buddhismo dell’Asia orientale, sostengono che tutti gli esseri possiedono la Natura di Buddha – l’ordinazione non è un prerequisito per il risveglio. Per fare un esempio, il Vimalakīrti Sutra narra la storia di Vimalakīrti, un laico illuminato che ebbe la meglio sui discepoli del Buddha in un dibattito.
Il Buddhismo vajrayāna sostiene che sia per i monaci sia per i laici è possibile raggiungere l’illuminazione in una sola vita abbracciando le pratiche tantriche.
Leggete qui per saperne di più su come viene percepita la comunità monastica nei Paesi buddhisti dell’Asia e sulla realtà che si cela dietro l’errata convinzione secondo cui tutti i monaci e le monache buddhisti praticano la meditazione.
LIVELLO 1 | MODULO 3
La libertà della mente è possibile e la meditazione può aiutarci a raggiungerla.
Ecco le cose fondamentali da sapere per iniziare dedicarvi a questa pratica.
Non è necessario per iniziare, ma potreste aver bisogno di una guida più approfondita man mano che fate progressi.
Non è solo un’espressione à la page, ma uno specifico stato di consapevolezza descritto dal Buddha nei suoi primi discorsi.
Che cosa significa prendere rifugio come atto formale per diventare buddhista.
Il Buddha ammonì i suoi discepoli dicendo loro di non considerarlo un dio o una divinità.
Il buddhismo è un percorso di esperienza diretta e di rivelazione, ma la fede gioca un ruolo importante.
La vita monastica è un percorso tradizionale verso l’illuminazione.
La risposta breve è: no, non è necessario.
Un periodo di studio e meditazione è un’esperienza importante per approfondire la propria pratica spirituale.
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