BUDDHISMO PER CHI COMINCIA  |  LIVELLO 1  |  MODULO 3  |  SCHEDA 4

Che cos'è la mindfulness?

Se vi state ponendo questa domanda, probabilmente è perché ormai si parla molto di mindfulness e perché  molto spesso viene associata al buddhismo e alla meditazione.

Il termine inglese mindfulness viene spesso usato per tradurre un termine pali presente nei primi insegnamenti buddhisti: sati. Il Buddha fornì infatti una serie di istruzioni per la meditazione che divennero note come Satipaṭṭhāna Sutta, o «Discorso sui fondamenti della consapevolezza (mindfulness)». La «retta presenza mentale» o «retta consapevolezza» è uno dei passi del Nobile ottuplice sentiero, il percorso di pratica insegnato dal Buddha – percorso che conduce al risveglio.

Per quanto ne sappiamo, la definizione di «sati» data dal Buddha era piuttosto chiara: significa tenere a mente qualcosa, cioè ricordare continuamente l’oggetto su cui si vuole mantenere l’attenzione. Perciò quando un maestro buddhista parla di consapevolezza (mindfulness) del respiro – nella meditazione, per esempio – intende dire che ci si deve ricordare del proprio respiro, mantenerlo al centro della propria attenzione.

Fra gli altri significati che nei discorsi del Buddha vengono collegati alla consapevolezza, o mindfulness, ci sono: l’essere attenti, l’essere ardenti, l’essere decisi e lo sperimentare con comprensione. In altre parole, la mindfulness non è solo una forma di semplice attenzione, ma è un modo di allenare la mente costitutivo di tutti gli altri elementi della pratica buddhista, parte integrante di una vita etica, se prediamo come riferimento, per esempio, i cosiddetti precetti. In questo caso, vuol dire ricordare che non si deve uccidere, mentire, rubare e così via. Per non discostarsi da questa condotta è necessario tenere a mente come si vuole vivere ed essere consapevoli delle scelte che si fanno e delle loro probabili conseguenze.

Con l’esponenziale diffusione, negli ultimi tre o quattro decenni, del concetto, ormai popolare, di mindfulness, il termine è stato definito e interpretato in tutti i modi e applicato a tutti gli aspetti della vita – dalle transazioni commerciali, al cibo e al sesso. In effetti, essere «mindful» è spesso visto come un fine in sé.

Questa, però, non è un’idea buddhista. Vale la pena ricordare che il Buddha non ha mai detto che la consapevolezza può risolvere i nostri problemi: è solo una fra le molte abilità che ci ha insegnato, lungo il percorso che conduce alla fine della sofferenza.

Qui potete scoprire qualcosa in più su cos’è e cosa non è la mindfulness buddhista. Per gli insegnamenti originali del Buddha sulla consapevolezza, potete consultare il Satipaṭṭhāna Sutta e il commento che ne fa il buddhista secolare Stephen Batchelor.

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