IL BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 1 | MODULO 2 | SCHEDA 7
Il karma, termine e concetto antecedente al Buddha e utilizzato in diverse religioni indiane, viene spesso tradotto come «azione». Ma quando il Buddha parlava di karma, si riferiva alla causa dell’azione: l’intenzione. La notte della sua illuminazione, il Buddha comprese, fra le altre cose, che tutti gli esseri nascono e muoiono in base al loro condizionamento karmico: cioè, le intenzioni che portano all’azione determinano cosa accadrà loro e il corso del loro moto nello spazio e nel tempo. Vide inoltre le sue vite passate – la cui estensione abbracciava interi eoni – e capì che le azioni che aveva compiuto in ognuna di esse lo portavano verso la vita successiva.
Il Buddha insegna che, per quanto ognuno di noi abbia accumulato un karma nel corso delle vite precedenti e di quella attuale, esso è mutevole. Ogni momento è un’opportunità per dedicarsi a un’azione positiva, per pensare, parlare e agire in maniera adeguata o abile, in modo da allontanarci dall’attaccamento e dall’illusione che ci affossano nella sofferenza. In altre parole, possiamo servirci del nostro karma, modificandolo, per assicurarci un futuro migliore.
Per i buddhisti di oggi che non accettano l’idea della rinascita, il karma può comunque dimostrarsi un principio utile per questa vita – principio che si trova al cuore delle Quattro nobili verità del Buddha e del suo percorso di pratica. Anche se non ci si aspetta di rinascere o di divenire illuminati, se si vive in modo virtuoso – questo è il ragionamento – la persona in questione e quelle che le sono vicine vivranno meglio.
Per saperne di più, potete consultare questa sintesi delle domande più comuni sul karma di Thanissaro Bhikkhu, oppure riflettere sul significato del karma nell’era dell’informazione: due scienziati studiosi di intelligenza artificiale discutono di karma e IA.
LIVELLO 1 | MODULO 2
Scoprite gli insegnamenti fondamentali del Buddha sulla natura della sofferenza e sul sentiero che porta alla sua cessazione.
Otto vie che conducono alla libertà e al risveglio.
Trovare il sentiero fra gli estremi dell’ascetismo e dell’edonismo.
Comprendere le tre condizioni fondamentali di tutti i fenomeni è essenziale affinché abbia luogo l’illuminazione.
Il termine duḥkha è spesso frainteso. Ecco cosa intendeva veramente il Buddha quando parlava di sofferenza.
Queste tre qualità negative della mente causano la maggior parte dei problemi nella nostra vita e nel mondo.
Prima di essere un principe, colui che si è risvegliato fece esperienza di una vita da pappagallo, scimmia, coniglio e visse come altri esseri umani.
Cosa significa trovare rifugio nel Buddha, nel dharma e nel saṅgha.
Nirvāṇa è la parola sanscrita che indica la meta del cammino buddhista: la fine della sofferenza e della rinascita.
Vivere in modo etico è fondamentale per perfezionare la mente e liberarsi dalla sofferenza.
Il Buddha parlava di cicli di nascita, morte e rinascita.
Il dharma è ciò che il Buddha ha insegnato, ma la parola ha molti significati.
Tutti noi abbiamo la capacità di risvegliarci.
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