BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 1 | MODULO 2 | SCHEDA 5
Secondo una lettura piuttosto imprecisa, la prima nobile verità del Buddha viene spesso considerata l’affermazione secondo cui «la vita è dolore». Trattandosi di un testo antico, nella traduzione se ne perdono molte sfumature.
La parola pāli dukkha, solitamente tradotta come «sofferenza», ha un insieme di significati più specifici (a volte viene descritta metaforicamente come una ruota fuori asse). Una traduzione più letterale della prima nobile verità potrebbe essere «la vita non soddisfa».
Il Buddha insegnava che esistono tre tipi di dukkha. Il primo tipo è il dolore fisico e mentale dovuto alle inevitabili fatiche della vita, come la vecchiaia, la malattia e la morte. Il secondo è l’afflizione che proviamo a causa dell’impermanenza e del cambiamento, come il dolore dovuto al non essere riusciti a ottenere ciò che volevamo e di aver perso ciò che ci era caro. Il terzo tipo di dukkha è una sorta di sofferenza esistenziale, l’angoscia dell’essere umani, del vivere un’esistenza condizionata e dell’essere soggetti alla rinascita.
Alla base di tutti i tipi di dukkha c’è il desiderio, o attaccamento. Viviamo la vita aggrappandoci e tenendoci stretti a ciò che pensiamo possa gratificarci, mentre evitiamo ciò che non ci piace. La seconda nobile verità ci dice che proprio questa bramosia, attaccamento o repulsione è la fonte del dukkha. Siamo come naufraghi che cercano di salvarsi aggrappandosi a qualcosa che galleggia, solo per poi scoprire che quel sostegno non può offrire nulla più di un sollievo momentaneo, o una soddisfazione temporanea. Ciò che desideriamo non è mai abbastanza e non dura mai.
La terza nobile verità ci assicura che c’è un altro modo per trovare la fine della sofferenza e questo modo, come spiegato nella quarta nobile verità, è la pratica del Nobile ottuplice sentiero. Nel corso del nostro perfezionamento, sviluppiamo una felicità che non dipende dagli oggetti esterni o dagli eventi della vita, ma che deriva da uno stato mentale coltivato che non va e viene col variare delle circostanze. Anche il dolore fisico diventa meno stressante grazie alla consapevolezza di una mente allenata.
Quindi, le Quattro nobili verità non insegnano che la vita è destinata alla sofferenza, ma che ci è sempre possibile attingere ai mezzi in grado di liberarci dalla sofferenza. In questo senso il buddhismo non è pessimista, come molti pensano, bensì ottimista.
Cercate una guida più dettagliata alle quattro nobili verità? Leggete la panoramica del venerabile maestro di dharma Bhikkhu Bodhi. Anche questa spiegazione del dukkha e del percorso da dukkha a sukha (la fine della sofferenza) può essere utile.
LIVELLO 1 | MODULO 2
Scoprite gli insegnamenti fondamentali del Buddha sulla natura della sofferenza e sul sentiero che porta alla sua cessazione.
Otto vie che conducono alla libertà e al risveglio.
Trovare il sentiero fra gli estremi dell’ascetismo e dell’edonismo.
Comprendere le tre condizioni fondamentali di tutti i fenomeni è essenziale affinché abbia luogo l’illuminazione.
Il termine duḥkha è spesso frainteso. Ecco cosa intendeva veramente il Buddha quando parlava di sofferenza.
Queste tre qualità negative della mente causano la maggior parte dei problemi nella nostra vita e nel mondo.
Prima di essere un principe, colui che si è risvegliato fece esperienza di una vita da pappagallo, scimmia, coniglio e visse come altri esseri umani.
Cosa significa trovare rifugio nel Buddha, nel dharma e nel saṅgha.
Nirvāṇa è la parola sanscrita che indica la meta del cammino buddhista: la fine della sofferenza e della rinascita.
Vivere in modo etico è fondamentale per perfezionare la mente e liberarsi dalla sofferenza.
Il Buddha parlava di cicli di nascita, morte e rinascita.
Il dharma è ciò che il Buddha ha insegnato, ma la parola ha molti significati.
Tutti noi abbiamo la capacità di risvegliarci.
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