BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 1 | MODULO 2 | SCHEDA 3
Nel suo primo discorso, il Buddha esortò i propri uditori a seguire la Via di mezzo, il sentiero intermedio fra l’ascetismo estremo da un lato e l’indulgenza sensuale dall’altro. Un invito alla moderazione che è rimasto alla base di gran parte del pensiero buddhista nel corso dei secoli e delle diverse tradizioni.
L’epoca del Buddha fu un periodo segnato da sconvolgimenti e sperimentazioni religiose. I rinuncianti erranti di varie sette, in cerca di realizzazione spirituale e di liberazione dalle sofferenze della vita, divennero uno spettacolo comune lungo la pianura del Gange. Il Buddha, o Risvegliato, prima di essere conosciuto come tale, era Siddharta Gautama, un ricco nobile che viveva nel lusso. Dopo aver lasciato la sua dimora, rinunciò a quello stile di vita e abbracciò l’estremo opposto – divenne un asceta che si sottoponeva a privazioni mortificanti. Le statue che testimoniano questo periodo della vita del Buddha mostrano una figura emaciata, con tutte le costole visibili, seduta a meditare. Si dice che sopravvivesse con pochi chicchi di riso al giorno.
Alla fine, il Buddha si rese conto che sia l’indulgenza sia la privazione erano ugualmente inutili, se non addirittura dannose nel percorso verso il risveglio. La leggenda narra che questo momento di consapevolezza avvenne il giorno prima della sua illuminazione. A un passo dalla morte, il Buddha rinunciò alla rigidità di queste pratiche e abbandonò gli asceti insieme ai quali vi si dedicava; incontrò quindi una giovane donna di nome Sujātā, che gli offrì un pasto di riso e latte, restituendogli l’energia. Dal momento che aveva sperimentato i limiti di entrambi gli estremi, il Buddha abbracciò la via che vi scorreva nel mezzo. Una via che espose, insieme all’Ottuplice sentiero e alle sue indicazioni per una retta condotta, nel suo primo sermone.
La Via di mezzo orienta gran parte del pensiero buddhista, anche i suoi concetti più astratti. Per esempio, una volta, quando al Buddha fu chiesto se l’io esiste o meno, rimase in silenzio. In seguito disse a uno studente che se avesse risposto sì, avrebbe sostenuto il concetto di eterno; se avesse risposto no, avrebbe sostenuto l’annientamento o il nichilismo. A metà strada, nel suo silenzio, si trovava la Via di mezzo.
Con il successivo sviluppo del pensiero e della pratica buddhista, il concetto venne applicato a qualsiasi dualismo, o coppia diametralmente opposta (soggetto/oggetto, saṃsāra/nirvāṇa, parte/intero). La scuola Madhyamaka, fondata diverse centinaia di anni dopo la vita del Buddha storico, prende il nome dal termine sanscrito per indicare la via di mezzo, madhyamā-pratipad. L’esponente principale della scuola, il monaco-filosofo Nāgārjuna (II-III secolo d.C. circa), applicò la via di mezzo all’esistenza e alla non esistenza: fra i due opposti si trova il vuoto, o śūnyatā, che non è il nulla ma un vasto potenziale creativo, sosteneva. Allo stesso modo, la via di mezzo è fluida e ricca di possibilità, per il pensiero buddhista e per le nostre vite.
Leggete di più sul primo sermone del Buddha, in cui veniva esposta la Via di mezzo, e imparate dal classico sermone del defunto maestro Zen Soyen Shaku che applica la Via di mezzo alla ricerca dell’equilibrio fra disciplina e intuizione.
LIVELLO 1 | MODULO 2
Scoprite gli insegnamenti fondamentali del Buddha sulla natura della sofferenza e sul sentiero che porta alla sua cessazione.
Otto vie che conducono alla libertà e al risveglio.
Trovare il sentiero fra gli estremi dell’ascetismo e dell’edonismo.
Comprendere le tre condizioni fondamentali di tutti i fenomeni è essenziale affinché abbia luogo l’illuminazione.
Il termine duḥkha è spesso frainteso. Ecco cosa intendeva veramente il Buddha quando parlava di sofferenza.
Queste tre qualità negative della mente causano la maggior parte dei problemi nella nostra vita e nel mondo.
Prima di essere un principe, colui che si è risvegliato fece esperienza di una vita da pappagallo, scimmia, coniglio e visse come altri esseri umani.
Cosa significa trovare rifugio nel Buddha, nel dharma e nel saṅgha.
Nirvāṇa è la parola sanscrita che indica la meta del cammino buddhista: la fine della sofferenza e della rinascita.
Vivere in modo etico è fondamentale per perfezionare la mente e liberarsi dalla sofferenza.
Il Buddha parlava di cicli di nascita, morte e rinascita.
Il dharma è ciò che il Buddha ha insegnato, ma la parola ha molti significati.
Tutti noi abbiamo la capacità di risvegliarci.
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