BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 1 | MODULO 1 | SCHEDA 8
All’età di 80 anni, dopo 45 anni di insegnamento, circondato da un folto gruppo di discepoli, il Buddha morì. Questo evento è noto come parinirvāṇa, termine che si riferisce alla morte di una persona che, nel corso della vita, ha raggiunto il nirvāṇa, o l’illuminazione e dunque non rinascerà più. Chi ha raggiunto il nirvāṇa si è liberato dal ciclo di nascita e morte e da tutte le sofferenze che comporta.
Secondo il Canone pāli, che contiene alcuni dei primi resoconti scritti della vita e degli insegnamenti del Buddha, circa tre mesi dopo il parinirvāṇa del Buddha, intorno al 400 a.C., circa 500 dei suoi monaci anziani si incontrarono per discutere come avrebbero dovuto preservare la saggezza del loro maestro e le regole che aveva sviluppato per guidare la comunità monastica (il Vinaya). Questo incontro divenne noto come Primo concilio buddhista.
Circa 70 anni dopo la sua morte, si tenne un Secondo concilio per trovare una soluzione circa una disputa che riguardava una serie di dieci regole per monaci e monache. È opinione diffusa che si sia trattato del primo scisma nella comunità monastica buddhista, o saṅgha, e che in quell’occasione si formarono due correnti distinte: una che voleva sostenere tutte le regole del vinaya e un’altra che voleva attenuarne alcune.
Si dice che un Terzo concilio abbia avuto luogo durante il regno del re indiano Aśoka, che si convertì al buddhismo intorno al 250 a.C. Aśoka fu un potente sostenitore del buddhismo e promosse la diffusione della religione in tutto il subcontinente. Il consiglio aveva lo scopo di liberare il saṅgha dai monaci corrotti ed eretici. Si dice inoltre che nel corso di quell’incontro siano state formalizzate anche alcune componenti cruciali delle scritture buddhiste. All’epoca di Aśoka, la scrittura era ormai diffusa in India e Aśoka documentò i detti, o editti, sul buddhismo e su altri argomenti in varie lingue del subcontinente.
Si ritiene che il terzo concilio sia coinciso anche con la genesi delle missioni promosse da Aśoka, in cui monaci e monache istruiti, in grado di recitare a memoria gli insegnamenti del Buddha, furono incoraggiati ad agire come emissari in altre terre e a offrire il Dharma del Buddha.
Questi emissari portarono il buddhismo nello Sri Lanka, in Birmania e altrove. Nei secoli successivi, il buddhismo si diffuse ulteriormente nell’Asia orientale e sudorientale e sull’Himalaya, diventando un’importante religione a livello mondiale.
Leggete qui per saperne di più sulla vita e la morte del Buddha.
LIVELLO 1 | MODULO 1
Gli ci vollero 49 notti di meditazione sotto l’albero della Bodhi.
Non esistono raffigurazioni della figura storica del Buddha realizzate durante la sua vita, ma ecco quanto possiamo ricostruire.
Il Buddha stesso disse di non essere un dio da venerare – si tratta, piuttosto, dell’esempio di essere umano che si è risvegliato.
Gli esseri illuminati sono sfuggiti al ciclo dell’esistenza noto come saṃsāra e hanno raggiunto la fine di ogni sofferenza. Il Buddha disse che è un percorso alla portata di tutti.
Scopri chi erano i cinque ricercatori spirituali che per primi si unirono al Buddha e abbandonarono l’ascetismo.
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Il Buddha visse in un’epoca nota come Periodo assiale, un periodo di espansione territoriale degli imperi e di fioritura spirituale e filosofica.
Prima di essere un principe, colui che si è risvegliato fece esperienza di una vita da pappagallo, scimmia, coniglio e visse come altri esseri umani.
Ci si riferisce alla morte del Buddha con il termine parinirvāṇa, per indicare il fatto che non rinascerà più.
Oltre alla figura storica del Buddha ci sono molti buddha («risvegliati»).
Il buddhismo si è diffuso in varie culture, ciascuna con le proprie tradizioni artistiche.
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