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In che modo il Buddha ha raggiunto l'illuminazione?

L’albero della Bodhi a Bodh Gaya, Bihar, India | Photo credit: Ken Wieland CC BY-SA 2.0

Secondo le scritture, il Buddha Shākyamuni raggiunse l’illuminazione attraverso tre fasi o «veglie» notturne, seduto sotto un albero di ficus. 

Dopo che Siddharta Gautama, colui che sarebbe diventato il Buddha, ebbe intrapreso la sua ricerca spirituale, trascorse sei anni a perfezionarsi con diversi maestri, sottoponendosi a privazioni estreme. Infine si rese conto che nulla di quanto stava facendo gli avrebbe garantito la definitiva libertà dalla sofferenza che tanto desiderava.

Secondo le prime scritture buddhiste, fu allora che si ricordò di un’esperienza vissuta da ragazzo, quando era entrato d’istinto in uno stato meditativo profondo e gioioso. Pensò che una simile condizione avrebbe potuto aiutarlo a raggiungere l’intuizione che stava cercando.

Così, all’età di 35 anni, fece voto di sedersi in meditazione, senza alzarsi, finché non avesse trovato la libertà definitiva. Rimase lì, all’ombra di un grande albero di ficus, per sette settimane,  a Bodh Gaya, una città dell’India nord-orientale.

Secondo la leggenda, il quarantanovesimo giorno, il Buddha entrò in uno stato di concentrazione così nitido e profondo che iniziò a vedere la natura della sua mente e quella dell’universo. Durante tre fasi o «veglie» notturne, comprese che la sofferenza e l’infelicità sono causate dalle nostre azioni e dal nostro attaccamento a un senso illusorio dell’io. E capì come lasciarsi tutto alle spalle.

Quando la stella del mattino sorse in cielo, l’uomo che era stato Siddharta Gautama, il principe del clan degli Śākya, ora era il Buddha – il Risvegliato.

Il Buddha avrebbe trascorso i successivi 45 anni della sua vita a diffondere il percorso e la pratica che portano al risveglio, in modo che anche altri potessero dedicarsi a conseguire lo stesso stato di illuminazione – la libertà dalla sofferenza e dal saṃsāra – da lui raggiunto.

Qui è possibile leggere le tesi di Kurt Spellmeyer sulle ragioni secondo le quali dovremmo considerare il Buddha come umano e divino. A volte il termine «illuminazione» viene usato in maniera intercambiabile con «risveglio». Qui si può leggere la difesa di Bhikkhu Bodhi del termine «illuminazione».

 
Ayutthaya, Thailand

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Gli ci vollero 49 notti di meditazione sotto l’albero della Bodhi. 

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Non esistono raffigurazioni della figura storica del Buddha realizzate durante la sua vita, ma ecco quanto possiamo ricostruire. 

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Il Buddha stesso disse di non essere un dio da venerare – si tratta, piuttosto, dell’esempio di essere umano che si è risvegliato.

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Gli esseri illuminati sono sfuggiti al ciclo dell’esistenza noto come saṃsāra e hanno raggiunto la fine di ogni sofferenza. Il Buddha disse che è un percorso alla portata di tutti. 

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Scopri chi erano i cinque ricercatori spirituali che per primi si unirono al Buddha e abbandonarono l’ascetismo. 

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Il Buddha visse in un’epoca nota come Periodo assiale, un periodo di espansione territoriale degli imperi e di fioritura spirituale e filosofica.

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Prima di essere un principe, colui che si è risvegliato fece esperienza di una vita da pappagallo, scimmia, coniglio e visse come altri esseri umani. 

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Ci si riferisce alla morte del Buddha con il termine parinirvāṇa, per indicare il fatto che non rinascerà più. 

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Oltre alla figura storica del Buddha ci sono molti buddha («risvegliati»). 

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Il buddhismo si è diffuso in varie culture, ciascuna con le proprie tradizioni artistiche.

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